Lake Cave.

La grotta del lago, Lake Cave.

Arrivati a Margaret River verso l’ora di pranzo, il brutto tempo persisteva e una pioggerellina invisibile e insistente creava un’atmosfera autunnale.

I vigneti incontrati sulla strada erano fermi, nessuna possibilità di lavoro all’orizzonte. È stato strano vedere così tante aziende agricole totalmente deserte. Curate alla perfezione ma deserte.

Nell’articolo di ieri vi ho parlato di Margaret River come una regione piena di curiosità e posti da vedere. Bene, siamo qui anche per questo ovviamente.

Una volta fatto il check-in al campeggio, abbiamo curiosato sui numerosi depliants esposti in reception. Le quattro grotte disposte a pochi chilometri l’una dall’altra sulla costa, hanno subito attirato la nostra attenzione.

“Andiamo qui! Cave Lake!”

Già solo la foto aveva dell’incredibile ma volevamo vedere con i nostri occhi.

Una ventina di minuti di strada tra vigneti su sfondo grigio e foreste.

Alle 14.30 iniziava il tour guidato. Una simpatica signorotta bionda ci ha portati a scoprire quella meraviglia sotterranea raccontandoci passo per passo ogni curiosità. Due centinaia di gradini ci hanno portato giù ma non ancora sotto terra.

La guida ha introdotto la visita presentandosi e parlandoci della storia della grotta. Con stupore ho potuto apprendere che la scoperta di quello spazio nascosto, risale a pochi anni fa. Nel 1897 due amici si sono avventurati tra le insenature delle rocce con delle torce, solo 5 anni dopo la Lake Cave è stata aperta al pubblico, nel 1902.

Mi sono quasi sentita fortunata a far parte di quel pubblico.

La voglia di scendere ancora più giù era forte. Dopo alcune raccomandazioni, abbiamo proseguito il percorso.

Attenzione alla testa quando scenderete dalla prossima rampa di scale.

Superato quel punto non mancherà lo spazio.

Vietato toccare le rocce.

Ok, andiamo.

Una volta giunti alla successiva piattaforma in legno, già si vedeva una parte della grotta. Roccia bianca umida sopra la testa, formava stalattiti. La guida ha acceso le luci che seguivano il lato di una passerella. Quelle stesse luci permettevano di vedere l’acqua e di realizzare la grandezza degli spazi.

La passerella era illuminata fino ad un certo punto. Era chiaro che il percorso guidato, aveva la finalità di far concentrare noi turisti su quella prima parte. Era evidente che la grotta continuasse e che ci fossero altre piattaforme in legno ad attenderci.

Delle goccioline fredde mi colpivano la testa facendomi ogni volta sobbalzare. L’atmosfera di mistero mi creava uno stato di tensione.

Ma volete sapere una cosa?

Quelle gocce di acqua, vivevano tra le rocce della grotta da dieci anni.
Essendoci un tempo piovoso, mi veniva spontaneo pensare che fosse acqua piovana.

E invece no.

Acqua piovana di dieci anni fa che dopo tutti questo tempo, ha bellamente deciso di cadere sulla mia testa.

Pazzesco.

Dopo brevi spiegazioni, mantenendo sempre un tono di voce tranquillo, la guida ci aspettava al successivo spiazzo.image

Sporgeva dalla parete la roccia del drago. Stalattiti e stalagmiti si erano spinte a formare una forma umida che rappresentava a tutti gli effetti i lineamenti di un mostro delle caverne.

Mi sono concentrata per un momento e in effetti sì, era anche abbastanza inquietante. La mia immaginazione è arrivata anche a farlo muovere.

Erica, è fatto di roccia. Rilassati.image

Un’altra parte di grotta, illuminato il terzo pezzo di passerella, nascondeva una parete estremamente attiva. Le gocce d’acqua cadevano con una frequenza notevole fino a formare una stalagmite a forma di cervello.

The brain.

Sì, magari non riuscite ad immaginarla. La cosa che dovete fare è spaziare con la fantasia. Goccia dopo goccia, l’acqua si era sedimentata fino a formare una forma tonda, tridimensionale ovviamente. La caratteristica che faceva pensare al cervello era la superficie. Si erano formate delle ondine, delle pieghe naturali che rimandavano alla superficie cerebrale.
Un altro motivo per cui quella parte di roccia fosse chiamata così, era sicuramente il fatto che fosse l’unica tutt’ora attiva.

Un’altra formazione impressionante era quella delle colonne. Stalattiti (dall’alto) e stalagmiti (dal basso), si incontravano a metà strada dando origine a vere e proprie colonne portanti o sospese sopra il livello dell’acqua.image

Giunti all’ultimo step, la guida ha acceso tutte le luci che fino a quel momento avevano segnato la nostra strada. In un secondo momento ha illuminato solo il drago: da quella prospettiva sembrava ancora di più un vero mostro.

Poi ha spento tutto.

Un’emozione incredibile. Il buio pesto ci ha avvolto e la sua voce di sottofondo ci spiegava che quando la grotta è stata scoperta era così, totalmente al buio. Un uomo lì sotto, senza la luce, si troverebbe totalmente disorientato nel giro di venti minuti.

Ha smesso di parlare.

Io mi sentivo disorientata dopo trenta secondi. Non avrei mai mosso un passo senza la luce nonostante sapevo che la piattaforma in legno fosse abbastanza grande.

Spero di essere riuscita a portarvi laggiù insieme a me.

Erica, anzi Atmosferica.

L’insofferente attesa.

Sì, lo so, vi ho sempre detto che bisogna saper dare tempo al tempo, aspettare e non essere frettolosi nell’attendere che qualcosa accada.

Ieri non ce la facevo.

Ci siamo svegliati verso le 8, anche se la sveglia naturale non sarebbe stata molto più tardi. Dovevamo aspettare il meccanico che venisse a recuperare Vando per portarlo in officina. L’appuntamento era alle 8.30.
Siamo stati costretti a campeggiare tre giorni a Exmouth senza la possibilità di muoverci per un problema alla pompa della benzina.

Il mezzo non ne voleva sapere. Non si accendeva più.

Ci siamo affidati alle parole di quell’uomo dalla divisa blu e rossa. Sarebbe arrivato il lunedì mattina.

Va bene.

Mi sembrava il classico australiano che se la prende comoda, per nulla stressato e senza problemi.

Alle 8.40 lo abbiamo chiamato per sapere se stesse arrivando.

Si è presentato alle 10.30.

Il programma di ripartire in giornata, si stava già sgretolando. Una forte insofferenza mi ha assalito e non riuscivo a trovare un modo per impegnare la mente, sfogarmi, rilassarmi.

Il lavoro non sarebbe stato lungo, ce lo avrebbe consegnato per l’ora di pranzo.

Sì, sicuramente.

Ancora una volta non ci speravo per niente e facevo bene.

Abbiamo temporeggiato in campeggio. Il personale gentilissimo ci ha detto che non c’era nessun problema. Il check out lo avevamo fatto entro le 10 come da regola quindi nessuna preoccupazione.

NO WORRIES

Per combattere quel senso di impotenza davanti all’imprevisto, mi sono seduta al tavolo della cucina comune. Mattia mi faceva compagnia ma non trovavo un modo per avere pace.

Le ore passavano e la chiamata del meccanico non arrivava. Nella mia testa avevo accettato con relax la villeggiatura forzata per tutto il fine settimana ma, l’idea di buttare via la giornata di ieri mi rendeva impaziente, mi mandava fuori di testa.

Francesca è riuscita a trovare la sua dimensione andando a rilassarsi in piscina. Era tranquilla, si è fatta un tuffo, ha letto qualche pagina del suo libro.

Io del sole non ne volevo sapere, mettere piede fuori dalla cucina voleva dire morire di caldo. L’idea di fare una nuotata, una corsa o prendere a cazzotti qualcosa erano automaticamente eliminate. Ho bevuto una Coca-Cola che mi tirasse un po’ su. Sì esatto, continuavo a muovermi ma in realtà sentivo le energie a terra.

Non riuscivo a stare seduta, non riuscivo a stare ferma.

Mattia mi guardava cercando di trovare un modo per capirmi, seguirmi, assecondarmi.

“Forse devo scrivere, sì, no… Non ce la faccio.”

Camminavo cercando un punto di appiglio, mi stiracchiavo, respiravo.

Pensavo al mio papà quando mi dice di inspirare ed espirare in quattro tempi. Riempi i polmoni, gonfia il petto, sgonfia il petto, svuota i polmoni. Ho fatto l’esercizio sdraiandomi su una panca di legno, chiudevo gli occhi e cercavo di concentrarmi.

La calma e il sangue freddo di Mattia, mi hanno stupita per l’ennesima volta. Mi sono sempre reputata una persona in grado di affrontare imprevisti, di mantenere un forte autocontrollo.

Sì, generalmente sono così.

Sotto pressione do il meglio di me.

Generalmente.

Erano le 12, poi le 12.30, poi le 13.

Sono riuscita a farmi qualche risata. Mi sono riguardata ogni video che tengo con amore nel mio computer. Le mie amiche, quanti ricordi, minuti e minuti di risate, le mie sorelle, la mia mamma. Mi sono trovata a ripensare e a rivivere momenti indimenticabili.

La Costa Azzurra, la Costa Smeralda, i concerti con Alice, Ligabue a Campovolo con Marta, le mie sorelle che mi mancano un sacco. Il mio essere sempre scoppiettante, super euforica e a volte anche troppo. Mi sono riguardata, mi sono vista cambiata. La mia testa era finalmente impegnata e stupita! Spesso non mi riconoscevo, mi coprivo gli occhi, facevo fatica a guardarmi.

Mi stavo calmando, forse avevo trovato una giusta valvola di sfogo.

Erano le 15. Va bene, rimaniamo un’altra notte qui.

Ho richiamato il meccanico. Iniziavo a pensare che se la stesse prendendo davvero comoda. Volevo la mia casa, volevo sdraiarmi e dovevo accettare di passare un’altra notte lì.

Erica, arrenditi.

Mi ha risposto dicendomi che aveva quasi finito. Il classico australiano.

“No ma fai con comodo!”

Pensavo…

“Ci manca solo che alle 16 mi dici che non hai fatto in tempo a finire e mi tocca dormire senza la mia casa.”

Ovviamente in quel caso avremmo dormito in un letto, il campeggio era super fornito anche di stanze. Ci sarebbe stata una soluzione a tutto.

Finalmente arriva la chiamata. Vando era pronto e di nuovo super energico.

Ho tirato un forte respiro. Mi sono bagnata le gambe e la faccia alla fontanella nel prato. Bevevo acqua e il sole stava per andarsene, finalmente.

Verso sera, ripensando alla giornata, ho dovuto ammettere che avevo conosciuto un’altra parte di me.

Un leggero mal di testa, mi diceva che finalmente avevo smollato la tensione. Avevo accumulato stress e non avevo saputo gestirlo.

È proprio vero che non si finisce mai di conoscersi. Ogni giorno è una scoperta e ogni imprevisto una prova.

Ora siamo in viaggio amici. Finalmente siamo ripartiti. Stamattina alle 7 abbiamo acceso i motori.

Prevediamo il rientro a Perth tra circa 48 ore.

Erica, anzi Atmosferica.

Shell Beach.

Era una spiaggia di conchiglie salate. Piccole e bianche, a punta o rotonde.
Erano milioni, miliardi o forse infinite.

Una distesa candida che facevo fatica a credere fosse reale.

Shell Beach, la spiaggia delle conchiglie.

Il sole batteva a picco sopra la mia testa, erano le due del pomeriggio, il momento più caldo della giornata, ma volevo resistere.
Protezione sulla faccia e, come al solito, litri di acqua.
Generalmente le temperature calde e insopportabili si alternano ai 30 gradi ventilati ma non era quello il caso.

Dicevo che quella spiaggia, in mezzo al niente, si bastava. Non aveva bisogno di null’altro per sembrare una meraviglia senza confini.

Per arrivare alla riva, una serie di dune, mi facevano perdere per un momento la visuale del mare. Quando sembrava fosse l’ultima, ne arrivava un’altra.

Su e giù, su e giù.

Sole troppo caldo. Sì, mi stava cuocendo.

Volevo bagnarmi la testa, dovevo mettermi una protezione ancora più alta.

“Mattia? Mettiamo la 100?”

Erica resisti.

Finalmente alla riva, abbiamo scoperto l’orizzonte. L’acqua era cristallina, molto bassa e calda. Per più di cento metri, potevi camminare verso l’infinito senza che il livello superasse la metà del polpaccio. Per questo motivo era calda.

Era calma. Onde inesistenti. Caratteristica predominante delle spiagge qui nei dintorni.

Francesca ha iniziato a camminare, la vedevo allontanarsi e farsi sempre più piccola. Io ho trovato un punto di pace a pochi metri dalla riva. Mi sono sdraiata a pancia in giù e non ero completamente sommersa.

A parte qualche voce di turisti francesi, tutto era in pace. Non guardavo verso l’orizzonte, ero parallela rispetto a lui e Mattia era a pochi metri da me. Per qualche minuto seduto, per altri sdraiato.

Silenzio.

Mi sono raccontata delle storielle sulla vita, giocando con le piccole conchiglie incastonate nella sabbia. Mi sono rilassata e non sentivo più il caldo. Stavo bene.

Francesca tornava. Camminava, camminava, ma non arrivava mai. Si stava avvicinando a noi ma era sempre lontana.

Scavando con la mano, ho scoperto la sabbia sotto le conchiglie. Era color creta, un grigio scuro, nettamente in contrasto con il bianco brillante.

Stringevo manciate di conchiglie tra le mani e le portavo fuori dall’acqua. Le guardavo, le scrutavo e ad ogni manciata, speravo di addocchiarne una diversa, speciale.

Non sapevo quanto tempo fosse passato, forse mezz’ora, forse dieci minuti. Per l’ennesima volta ero piena, sazia di acqua e natura.

Sale e conchiglie.

Storie e racconti.

Iniziavo a pensare di averne abbastanza quando Mattia mi dice:

“Io sarei a posto…”

“Anche io…”

Avevamo ascoltato il silenzio.

Avevamo imparato abbastanza.

Erica, anzi Atmosferica.

Partiamo in tre.

Sono due macchine da guerra i miei compagni di viaggio. Ma poi, siamo un trio perfetto o no?

Ci siamo visti per fare il punto della situazione, per mettere insieme le idee e per buttare giù una bozza di quel che vorremmo fare. È stato davvero impressionante come con intelligenza e realismo, ci siamo trovati d’accordo su tutto.

I pezzi del puzzle si incastravano uno dopo l’altro, le idee venivano accettate e condivise. Piccole lamentele o esigenze accolte, rispettate e assecondate.

Eravamo seduti al tavolo, a casa mia, ieri.

Io, Francesca e Mattia. L’energia dell’adrenalina ci univa e dalle nostre teste stava per uscire fumo. Si poteva sentire il rumore degli ingranaggi nei nostri cervelli in riunione. E CHE CERVELLI!

Abbiamo l’Ingegnere Mattia e la Segretaria Francesca. Sono super precisi, puntuali, svegli, veloci e intuitivi. A me è stata assegnata la parte della Creativa/Scrittrice. Che figata! Quanto mi sento bene in questo ruolo, a mio agio e per niente affaticata. Ad ogni modo, potrò correre in aiuto all’Ingegnere, ogni volta che ce ne sarà bisogno e affiancare la Segretaria contabile.

Potrei farvi un elenco puntato, per essere un minimo schematica, degli argomenti trattati:

  • Dobbiamo iniziare da oggi ad informarci per l’acquisto di un van, una jeep. Deve poter portare tre persone, avere l’aria condizionata funzionante e un attacco USB. Non deve mancare lo spazio per un materasso, sul quale poterci riposare e sotto cui metteremo attrezzature da viaggio e valige. Mattia e Francesca, si sono dati da fare già parecchio ve l’ho detto che sono veloci, svegli e se hanno un obiettivo….Non ce n’è per nessuno! Ieri sono andata al lavoro e quando sono uscita avevano già tre contatti, un programma per la mattinata e le idee molto più chiare rispetto a sette ore prima.
  • Questione itinerario. Inizialmente percorreremo tutta la costa puntando verso nord. Posti spettacolari ci stanno attendendo. QUI , se avete voglia di curiosare, potete accedere alla sezione “Places to go (Western Australia)” del sito australia.com proprio come abbiamo fatto noi. È davvero utile e ricco di informazioni. Ci ha fornito quindi una lista completa di ciò che non potremo perderci del Western Australia e le fotografie rendono l’idea. Andate a vedere!!
  • Dormiremo in camping attrezzati, gratuiti o a pagamento, o in ostelli. Insomma ci inventeremo qualcosa. Abbiamo scaricato un’ applicazione a pagamento che si chiama “Wiki Camps Australia” che segna sulla mappa geografica tutte le possibili zone di sosta. Veramente geniale! In corrispondenza di ogni area camping, attraverso delle piccole icone colorate, si può sapere se è a pagamento, se si possono portare animali, se c’è connessione Wi-fi, a quanti chilometri dista dalla tua posizione attuale e le previsioni di tempo della zona per i giorni a seguire, se si può grigliare o se è attrezzata per pic-nic, se ci sono docce, un bel panorama e se ci sono Cabins / On-site Accomodation.
  • LA CALMA e il rispetto dei tempi e tempistiche saranno molto importanti. Saranno gli ingredienti che assicureranno la buona riuscita del tutto. Ci fermeremo per più giorni quando sentiremo il bisogno di farlo, lavoreremo, prenderemo il sole, ci divertiremo e le decisioni verranno prese a maggioranza.
  • Patti chiari e amicizia lunga! Saremo un gruppo formato da singoli individui. Ognuno dovrà sentirsi libero di esprimere bisogni e necessità. Ognuno di noi sarà in viaggio principalmente con se stesso, quindi, ascoltare la propria voce interiore prima di tutto.
  • Il quarto compagno di viaggio è già stato escluso ancora prima delle selezioni. Una new entry straniera e magari di sesso maschile, potrebbe rovinare l’equilibrio. Potrebbe essere pericoloso. E poi, come dice mio papà, le persone si devono incontrare non cercare.

Questi sono i punti salienti fissati tra ieri e stamattina. Più tardi un ragazzo italiano viene a farci vedere il suo Pajero in vendita e inizieremo a valutare! Preferiamo optare per una macchina un po’ più costosa ma più confortevole, piuttosto che andare a risparmiare su quella che sarà la più potente, protettrice, memorabile compagna di viaggio!

Erica, anzi Atmosferica.

Tramonti nuovi.

 

Stavo da qualche giorno aspettando un segnale, una sorta di chiamata. Lo dice sempre la mia mamma, se sai portare pazienza, la risposta arriva. Basta saperla cogliere ed ascoltare.

Da quando sono qui, vi ho sempre parlato di questa città attraverso articoli seri e quasi malinconici. Non pensate che questa specie di tristezza sia data dalla mancanza di casa. Quella inevitabilmente c’è e spesso bussa alla porta anche senza invito. È data dalle sensazioni che vivo qui, solo ed esclusivamente da quelle.

Dal tono con cui vi parlo e vi descrivo Perth, avrete ben potuto capire che non la sento una città che mi potrebbe appartenere. L’ho sempre sentita troppo vuota, calma e lenta. Quando guardo i grattacieli mi chiedo sempre come pensava di riempirli chi li ha progettati. Non ci sono abbastanza persone, non percepisco spazio mancante tanto da innalzare la città verso il cielo. Le trovo solamente costruzioni di facciata, da fotografia, da sogno.

Perth, grattacieli, città moderna, nuova e illuminata la notte.

E poi?

Null’altro.

Appena fuori solo spazi deserti.

Francesca e Mattia mi hanno fatto tornare l’energia che stavo perdendo. Mi stavo adagiando alla troppa tranquillità e chiudendo in pensieri poco stimolanti.

Loro, i ragazzi di cui vi ho parlato pochi giorni fa, arrivati a Perth la settimana scorsa, mi hanno davvero ricaricato le pile! Stavo andando a fare un po’ di spesa, quando li ho incontrati per caso.

Ho espresso a loro la mia voglia di evadere, la voglia di scoprire e spaziare nell’infinità delle bellezze australiane. È bastata la seguente domanda di Francesca per riaccendere i miei occhi:

“Ma se tipo ti dicessimo: ‘tra due settimane partiamo’, tu cosa risponderesti?”

Ho sentito il cuore battere, un brividino scorrere lungo la colonna vertebrale, il sorriso comparire sulla mia faccia e ho lasciato parlare la mia bocca:

“RISPONDEREI DI SÌ!! RISPONDEREI CHE VORREI PARTIRE! SÌ!!”

Francesca e Mattia hanno percepito la mia convinzione, la potenza che si è scatenata in mezzo secondo. tutto era tornato a girare! La mia testa!

Il cuore in gola!

Mi sono sentita viva!

Grazie Francesca!

Abbiamo deciso quindi di organizzare il nostro viaggio, il nostro itinerario. Da oggi ci troveremo per parlare, discutere e pianificare. Servirà una macchina, un piccolo van. Servirà procurarsi il necessario per dormire, una tenda, un sacco a pelo. Nelle prossime due settimane ci impegneremo a trovare uno/due/tre compagni di viaggio stranieri in modo da poter parlare inglese anche strada facendo.

Sarà una figata.

Lavorerò ancora un paio di settimane, dopodiché sarò ben felice di accompagnarmi alla scoperta del mondo. Non voglio fossilizzarmi qui solo perché ho trovato un’occupazione. Ci sono altre mille possibilità per lavorare in Australia. Abbiamo pensato anche che potremo fare delle tappe e raccimolare un po’ di soldini raccogliendo la frutta. Se becchi le zone e le stagioni giuste, sei a cavallo.

Il mio spirito chiede contatto con la natura.

No città.

Sì natura.

Animali!

Canguri.

Delfini!

Oceano.

Tramonti nuovi.

Lunghe strade infinite!

Voglio questo.

I miei compagni di viaggio sembrano volere lo stesso, anzi… sono stati loro ad aprirmi gli occhi.

Saranno due settimane decisive. Io sono carica.

E voi?

Vi terrò super aggiornati ovviamente! Intanto sapete che da oggi inizieremo a pianificare un buon itinerario.

Nessun posto magnifico deve sfuggirci di mano.

Erica, anzi Atmosferica, Francesca e Mattia.


E leggete un po’ qui…
QUANDO SARAI TRISTE…
Quando sarai triste siediti sul ciglio della strada e attendi che il vento ti porti la voce dell’ignoto. Ascolta in silenzio quello che la voce ti dice e poi alla luce del sole, chiediti se tutto ciò è possibile.
Rimani così nella calma sino a quando dal cielo scenderà la sera perché anch’essa avrà un messaggio per te.
Rimani seduto sul ciglio della strada sino a quando si accenderanno le stelle perché anche loro avranno qualcosa da dirti.
Poi verrà la notte con la sua lunga pausa di riflessione e ti verrà in mente la vita.
Allora pensa di essere sempre te stesso a qualsiasi costo e non fingere mai con gli affetti. Accetta con serenità il passare degli anni perché anche la vecchiaia fa parte della vita. Non avere paura della vita.
L’uomo dimostra di essere piccolo o grande a seconda dell’importanza che dà alle grandi e piccole cose.
Ricorda che se sei venuto al mondo hai pieno diritto di esistere ed essere felice. Cerca un dio anche se non sai dove abita e abbi sempre comprensione per tutti.
Rimani seduto sul ciglio della strada fino all’alba. Passerà qualcuno e ti chiederà se ti sei perduto, e tu allora risponderai che ti stai cercando.

Romano Battaglia

Aneddoti di vita.

Ho appena aperto gli occhi ma voglio trovare forze ed energie per scrivervi. Tra un’ora dovrò andare al lavoro ma non posso iniziare la mia giornata senza prima avervi raccontato qualcosina. Ho qualche aneddoto di cui parlarvi e se non ve lo scrivessi oggi, andrebbe perso!

Tanti di voi mi hanno scritto che sono un appuntamento mattutino e che leggermi appena svegli, in viaggio verso il lavoro o nel tragitto casa-scuola è piacevole! Come potrei deludervi! Stringo un pò i denti e trovo il tempo di scrivervi!

BUONGIORNO!

A queste persone voglio dire GRAZIE! Stimolate la mia creatività e quando cammino per la strada, sono sempre attenta a catturare e a immagazzinare ogni cosa che potrei raccontarvi o farvi vedere. È un lavoro continuo che mi rende però una super amante della vita e di piccoli momenti degni di essere raccontati e riportati.

Nella foto vedete la Perth Arena. È molto vicina a casa, come vi dicevo a pochi metri dal lavoro e in più, è esattamente di fronte al nuovo alloggio di Paolino e Gabriele! Volevo mostrarvela in foto così riuscite a farvi un’idea! È un edificio moderno e bizzarro, blu e bianco (colori ricorrenti), al cui interno organizzano eventi sportivi e musicali.

Sì, vi dicevo che Paolo e Gabriele, dopo una settimana in ostello, si sono trasferiti in Wellington St, siamo vicini, a circa 700 metri di distanza e condividono l’appartamento con altre sei persone. Che figata! La cosa certa è che al momento sono gli unici italiani 🙂

C’MON GUYS! Let’s speak in english!

Condividono una stanza con muri bianchi, zanzariera e armadio spazioso. Hanno un comodino tra i due letti e una sola presa della corrente ( 🙂 ) Connessione Wi-fi, piscinetta residenziale e in corrispondenza del numero della loro chiave corrisponde un colore e una lettera. Sul tabellone appeso al frigorifero, identificano una mansione e un turno di pulizie. Morivo dal ridere quando il proprietario di casa spiegava a Paolo che un giorno a settimana dovrà pulire tutti i pavimenti e a Gabriele che dovrà sgrassare tavoli, sedie e vetri.

Sul loro viso leggevo un’ espressione del tipo: “Ma adesso che ho una casa, devi venire tu a dirmi che devo fare le pulizie? Ma stai parlando seriamente?”

Il ragazzo è stato molto preciso. Due giorni la settimana andrà a controllare che tutti i compiti siano stati fatti. Se troverà sporco, chiamerà una persona a pulire e le spese saranno addebitate ai coinquilini dell’appartamento.

Insomma. O stai alle regole, o te ne vai a casa!

MA QUALE CASA???

Ahahaha!

Lasciatemi dire però che in una casa con otto persone, provenienti da diverse parti del mondo e con diverse culture, un po’ di regole sono necessarie.


 Ieri prima di andare al lavoro, ho incontrato Francesca e il suo amico Mattia. Lei, una ragazza davvero solare, a modo e alla mano, mi ha scritto qualche giorno fa per chiedermi di vederci per un caffè. Si è presentata dicendomi che legge il mio blog dalla mia partenza e che le avrebbe fatto piacere fare una chiacchierata, ora che è arrivata a Perth.

MA CHE PIACERE!

Mi è venuto naturale dimostrarmi disponibile e li ho incontrati con molta gioia! Abbiamo parlato di tantissime cose e ci siamo trovati d’accordo su molte altre. Partiti lasciando tutto, amici da anni, sono vogliosi di avventura, scoperta e viaggi. Lei ha mollato un lavoro d’ufficio, lui si è appena laureato in ingegneria.

VIA..

Hanno fatto una scelta coraggiosa.

Quando si parla di queste persone che mollano tutto e partono, si tende a generalizzare e a dire…

“Ma sì, ormai vanno tutti in Australia!”

“Ma sì, ormai partono tutti…”

Beh, riflettete amici, cercate di analizzare ogni singolo caso e provate a pensare alla motivazione che può spingere una persona a lasciare un lavoro a tempo indeterminato, una casa, la famiglia e vi assicuro che non vi verrebbe più da fare di tutta l’erba un fascio.

Ognuno ha la sua storia, ognuno quando si racconta ha la luce negli occhi proprio come quella che ho visto in loro.

Beh, in bocca al lupo Francesca e Mattia! Ci rivediamo presto, sicuramente!


Dopo il lavoro ieri sera, sono stata invitata dai miei colleghi a uscire. Ero stanca, avrei lavorato stamattina alle 11 e l’idea di fare tardi mi toglieva energie.

Però ho valutato la cosa più giusta da fare. Era la prima volta che mi invitavano, era un’occasione per svagarmi e divertirmi con loro.

Sono andata.

Diverse sale con musica varia. Sono rimasta affascinata da quella brasiliana. Si balla con movenze lente e quasi saltellando a destra e a sinistra. Tanto divertimento davvero, ho urlato un paio di volte al cielo e cantato a squarciagola.

Sono felice di essere andata, ho fatto la scelta giusta!

Ora corro a prepararmi. Il lavoro va sempre meglio e mi trovo davvero molto bene. Il supervisore mi ha chiesto di lavorare anche domenica. Insomma…

Settimana scorsa non ero sicura di avere un lavoro, questa settimana lavoro 5 giorni su 7!

CHE FANTASTICA STORIA È LA VITA!

Erica, anzi Atmosferica.


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Victoria Park.

Buongiorno e buon risveglio!

Secondo giorno di riposo dopo tre giorni di lavoro. Finalmente! Tre belle giornate piene di lavoro!

Ieri mi sono svegliata con la voglia di stare all’aria aperta, respirare, camminare, ridere. Quale miglior posto se non Victoria Park? Quale miglior compagnia se non Paolo, Gabriele e la mia collega Giulia?

Con loro la risata è assicurata, potete starne certi.

Ci siamo trovati per il pranzo e, dopo divertenti scenette al giapponese, abbiamo optato per il parco. Sinceramente ho messo del mio nella decisione perché rischiavamo di girare a zonzo senza una meta e poi, Victoria Park non l’avevo mai visto.

Abbiamo preso il bus, uno a pagamento. Tre dollari una corsa ma puoi usare lo stesso biglietto per il viaggio di ritorno, se è entro due ore.

Funziona così anche con i treni 🙂

ECCO QUESTA LA RITENGO UN’IDEA INTELLIGENTE. PER ESEMPIO.

Bene, ci vedete tutti belli spaparanzati sul prato. Le mosche e le formiche ci infastidivano ma le risate all’aria aperta sono impagabili. Paolo si arrampicava sugli alberi come uno scoiattolo, Gabriele a momenti si isolava sulla riva del fiume e in altri ci immortalava puntando un timer di 10 secondi sulla sua piccola macchina fotografica. CLICK! AUTOSCATTO! Io e Giulia ripassavamo le particolarità del menù di Fast Eddy’s, il locale in cui lavoriamo entrambe. C’è la regola ferrea di studiare il menù. Solo conoscendo pietanze e ingredienti, puoi offrire un buon servizio ai clienti.

Dall’altra parte del fiume le punte dei grattacieli più alti superavano l’altezza degli alberi.

PACE!

Si stava bene! un paio di ore di relax e poi abbiamo ripreso il bus per tornare, prima che il biglietto non fosse più valido.

FURBI EH?

Il sole finalmente è tornato caldo dopo due giorni di freddo.


LAVORO:

Lo so, siete curiosi, volete news…

Ci siamo.

Sono entrata a tutti gli effetti nello staff di Fast Eddy’s. Il mio nome è comparso nei turni e questa settimana lavoro quattro giorni. Il turno è di circa sette ore con una mezz’ora di break. Siamo tutti ragazzi giovani, a parte i grandi manager che sono sulla cinquantina. Siamo tanti, il posto è grande e su due piani. Le ore di lavoro intenso in cui il locale si riempie, sono facilmente prevedibili perché sono in corrispondenza dell’inizio e della fine degli eventi alla Perth Arena, situata a pochi metri da noi.

Per rendere l’idea, è architettonicamente più affascinante del Forum di Assago ma la grandezza è quella.

Giusto per intenderci, eh 🙂

Ho socializzato con le mie colleghe francesi, brasiliane e australiane. Sai, mentre asciughi posate e bicchieri, scambi due chiacchiere, è normale e piacevole! Siamo tutti giovani, tra la ventina e la trentina. Mi ha colpito il fatto che tutte le mie colleghe siano partite con il fidanzato, tutte! Anche i colleghi!

Nessuno partito da solo, nessuno con un’amica o un amico.

L’amore, l’amore….

In cucina gli chef sono più grandi e tutti australiani. Si vede che lavorano lì da anni.

Mi piace l’idea di essere in tanti! Ricordo che l’altra sera, mentre stavo lavorando e correndo da un tavolo all’altro, mi sono fermata un attimo e ho proprio pensato: “Ma quanti siamo?”

Ho fatto la conta. Stavamo lavorando in 22.

Sono entrata come runner (colei che corre, portando piatti) ma dopo un giorno sono stata eletta cameriera. Hanno giudicato il mio inglese all’altezza.

EVVAI!

Vi avevo parlato del fatto che è un posto aperto 24 ore ma al momento non mi hanno ancora chiesto di fare orari bizzarri. Solo sabato lavorerò fino alle 2 di notte.

Capirai…

Che problema c’è!!


Oggi vorrei correre al mare, che ne dite?

Erica, anzi Atmosferica.

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Ma voi cosa inseguite?

Riflettevo con Papà, realizzando la mancanza di contatto con la realtà.

La vedo, si riflette in ogni specchio di questa città.

Dicevo a lui che per la strada, mi piace guardare e scrutare le persone, il modo in cui camminano, come si pongono e come si vestono. Super business men in giacca e cravatta che escono da altissimi grattacieli fatti di vetro rincorrendo la loro carriera, donne eleganti, altre un po’ meno. Mai figure anziane o troppo giovani. Capita anche che mi sieda su una panchina, in città. Quanto è interessante decifrare i passanti. Chissà lui chi è, chissà quanti anni ha, chissà dove è nato ma soprattutto…

…mi chiedo cosa stia inseguendo.

Siamo in Australia, una terra immensa immersa nell’oceano, tanto distante da molte altre, soprattutto dalla mia. Popolata sulle coste e nel mezzo, il niente. Solo chilometri inesauribili che separano le poche città cresciute dal nulla, fiorite da un piccolo seme e coltivate con tanta cura e dedizione.

Tutti che nella pausa pranzo corrono, camminano con passo spedito con lo sguardo ben puntato in avanti. Tanti lavoratori verso le 17:00 si bevono una birra alla spina con i colleghi. Le strade sono sempre abbastanza deserte, non percepisco senso, direzione.

Ma qual è l’obiettivo? Quale può essere il fine in un Paese tanto ben organizzato quanto isolato e chiuso su se stesso come un riccio?

Lo diceva anche il taxista la settimana scorsa. L’Australia ha un’estrema paura di  indebolirsi e non vuole permettere a nessuno di renderla insicura. Non puoi importare farmaci, piante, semi, erbe, animali, NIENTE! Sono terrorizzati all’idea che qualcuno possa portare qui oggetti proibiti, che potrebbero creare una vita nuova, una novità.

Ma, di nuovo, qual è l’obiettivo?

Se penso ad un obiettivo qui, in quest’isola, penso solo a quello dei miei occhi e a quello della macchina fotografica. Voglio descrivervi e scrivervi, attraverso le immagini, quello che vedo, voglio creare nella vostra testa un quadro completo, vorrei farvi viaggiare.

Possono impedirmi di importare ed esportare qualsiasi cosa ma le idee, la mia creatività, il flusso della mia energia… quello no.

Quello viaggia a velocità supersoniche dentro e fuori, oltreoceano, via mare, via terra e via aerea. Lo importo e lo esporto quando e come voglio e vi faccio gustare profumi, sentire suoni e vedere, guardare e toccare!

Lo potete confermare?

Forse l’obiettivo del mio viaggio è questo. Voglio farvi assaggiare quello che attraverso delle fotografie non potete gustare. Non voglio essere banale, voglio portarvi messaggi inaspettati e che siano soprattutto sorprendenti.

Il mio fine qui è questo, Arricchirmi e arricchirvi per poi, tornare a casa consapevole della mia vera ricchezza. È questo quello che inseguo.

Sono qui da poco.

Oppure no.

Chi stabilisce quanto sia il poco?

Ho usato il mio tempo con cura.

Scruto tutto dall’alto, sono lontana dalla mia casa e da qui la vedo nitida. Un viaggio serve anche a quello. Allontanarsi dalla propria terra per visitarne delle nuove e una volta giunti in quelle nuove voltarsi, e guardare da lontano la propria. Qualcosa di diverso c’è sempre.

Vedo la mia famiglia, le mie amiche, le persone speciali e quelle invece che hanno sempre preteso troppo senza regalare niente. Vedo la mia casa rosa e il giardinetto che la circonda su due lati. La mia cagnolina e il cortile dove da piccola giocavo con i gessetti. Gusto il tramonto affacciandomi al balcone e vedo molto bene la forma dello Stivale. Possiamo tanto criticare e lamentarci di questo Paese ma io da qui lo vedo bellissimo, diverso.

In Italia, abbiamo la fortuna di essere in contatto con il Mondo. Puoi prendere un treno o un aereo e visitare città Atmosferiche, monumenti caratteristici e puoi, quando meglio credi, partire e in poche ore raggiungere posti dove la lingua locale è lo spagnolo, il francese, il tedesco, il dialetto brianzolo oppure l’inglese. Puoi scalare una montagna in ogni stagione dell’anno, vedere il mare o un grande lago. La neve, la sabbia. Puoi lasciarti trasportare da un fiume o raccogliere le castagne. Le cascate, le stalattiti, le rose. La cultura la senti parlare, la coltura è in ogni parte mai uguale. Il buon vino, i campi di grano. Puoi inseguire un aquilone e ritrovarti a volare sopra al mare. Le isole, paesini pieni di tradizione, chiese costruite chissà quando e poi le colline tra le montagne e le pianure.

Noi, cari lettori, siamo più ricchi di quanto crediate.

Vi invito a fare una riflessione.

Voi cosa inseguite? Chi inseguite? Qual è la vostra ragione di vita?

Non serve immaginare posti lontani per sognare. Lasciatevelo dire. Molto spesso, basta guardare poco più in là del proprio naso per vedere l’inizio della realizzazione di qualsiasi desiderio.

Erica, anzi Atmosferica.


Ps: nella foto potete gustare insieme a me il tramonto che vedo dal balcone di casa. In Italia.

Ps1: mi piacerebbe avere da voi un riscontro. Siete davvero tantissimi e ogni giorno i numeri quasi mi spaventano! Una critica, un apprezzamento, una domanda o una risposta. Fatemi sentire! Scrivetemi anche privatamente Qui . Soprattutto dopo aver scritto questo articolo, sono molto curiosa di sentire la vostra voce.

Ci conto 🙂

…e di volare!

Visto che in questa città le scosse di assestamento sembrano non avere fine, ho altre novità per voi.

La manager del “The Cutting Board” al momento non si è fatta viva. Pensi di avere un lavoro PIÙ o MENO stabile e invece il giorno dopo tutto si capovolge, tutto va a zero e si evolvono altre situazioni.

Ieri ho fatto la prova (TRIAL – pronunciato “TRAIAL”) da Fast Eddy’s. Durante queste due piacevolissime ore, sono stata seguita dalla manager Cynthia (CINZIA), una deliziosa ragazza francese. Mi ha spiegato per filo e per segno l’impossibile ma con molta calma approfittando del fatto che il locale non fosse pieno. Abbiamo guardato insieme il menù, la disposizione dei tavoli, le voci che compaiono sulla cassa per inserire gli ordini, l’accoglienza dei clienti e molto altro.

Spiegandomi che il mio ruolo lì sarebbe quello della “runner” (colei che porta i piatti), mi ha indicato le tre campanelle che suonano quando questi sono pronti da servire. Avrebbe testato la mia reattività e la mia prontezza nel sentire il segnale e servire, facendo aspettare ai clienti il minor tempo possibile.

Mi ha rassicurata dicendomi che inizialmente è normale sbagliare, che non serve portare 3 piatti rischiando di non farne arrivare mezzo a destinazione. Mi ha detto che in ogni caso il sorriso vince su tutto e che il posizionamento dei tavoli lo imparerò presto, è solo questione di tempo.

C’era molta intesa tra me e lei e mi sentivo davvero a mio agio.

A un certo punto mi ha chiesto quale fosse secondo me il mio livello di inglese. Le ho risposto che mi considero di medio livello. Capisco tutto, so esprimere qualsiasi concetto ma a volte magari ho bisogno del mio tempo per trovare le parole giuste.

Con grande stupore mi ha ingaggiata per prendere l’ordinazione al tavolo dei clienti appena accomodati rassicurandomi che tutto sarebbe andato bene e che potrei quindi lavorare come cameriera invece che come runner.

Ero emozionata, le avevo fatto sicuramente una buona impressione e se mi ha detto così, amici, vuol dire che il mio inglese non è niente male 🙂 .

E ANDIAAAMOO

Mi sono attrezzata di blocchetto e penna e via, sono andata al tavolo dei clienti con un bel sorriso. Lei mi guardava da lontano, cercando di leggere il mio labiale e assicurandosi che capissi tutte le esigenze dei clienti.

Tornata al banco, mi ha fatto inserire le comande nel computer, facendomi portare a termine l’ordine.

Una volta schiacciato il pulsante “SEND TABLE” (invia tavolo), si è complimentata con me. Tutto era andato bene.

Alla fine delle due ore, mi ha fatto compilare un foglio dove ho dovuto scrivere i miei dati, Tax File Number, IBAN e la mia disponibilità. È un posto aperto 24h/24 e tutti i giorni della settimana. Per dare una buona impressione ho dato una disponibilità piena con la consapevolezza che gli orari lavorativi non saranno il massimo, almeno per i primi tempi.

Bene quindi..

Oggi sono stata convocata per un “drink bar training session” alle ore 15 e venerdì invece, lavorerò dalle ore 17.

Che gioia!!

Questo susseguirsi di eventi non mi da tregua!


Ricordatevi di osare, sempre.

Se non avrete il coraggio di bussare a una porta, non potrete mai sapere chi c’è dietro. Se non andrete correndo per la strada, non potrete mai conoscere la potenza del vento. Se non vi lascerete travolgere dall’oceano, non sentirete mai la sua forza.

Se non avrete il coraggio di volare, non scoprirete mai la vostra grandezza.

Erica, anzi Atmosferica.

Ps: ti voglio bene PAPÀ.

Mentre tutto tace.

Mentre da voi tutto tace, per me la giornata è cominciata. Sono seduta al grande tavolo in legno del Gordon St Garage e ho appena bevuto un cappuccino, sono le 10 di mattina e finito di scrivere consegnerò il mio CV.

Chiederò della manager, mi presenterò con grande sorriso, le dirò che sto cercando lavoro e che è già la terza volta che vengo qui. Lo trovo un posto particolare e alla mano, per questo lavorare qui sarebbe bello.

(Mi sto esercitando insieme a voi 🙂 , sto facendo un lavoro di traduzione simultanea nella mia tasta e sto sperando che andrà tutto bene).

Se anche non andrà, di posti in cui mi vedrei bene ce ne sono parecchi ma a patto che… NON SIANO POSTI ITALIANI.

A volte, camminando davanti a ristoranti italiani, sento le voci dei camerieri che parlano la mia lingua. Lì inizia una lotta tra il mio conscio e il mio inconscio.

Il mio conscio dice: ” Erica! Continua a camminare! Non devi parlare italiano e non devi cercare lavoro in locali gestiti da italiani! Erica, procedi grazie.”

L’inconscio?

Siete curiosi di sapere come scalpita il mio inconscio?

Bene.. Il mio inconscio inizia a urlare e a dimenarsi: “Ericaaaa! Che figata!! Una voce amica!! Vai a scambiare due chiacchiere, cosa aspetti?? Wooow! Un posto gestito da italiani!! Pensa che figata!! Sarebbe troppo semplice!! Sarebbe troppo facile!! Nuovi amici, soldi, casa, gioia, serenità, comprensione!!”

AHAHAHA 🙂

Che ridere.

No amici. Forza e coraggio. Non devo cedere. Non adesso.

Volete vedere il mio cappuccino??

Mi sono ricordata di fotografarlo solo dopo averlo mescolato. Ma giuro che aveva un’aria italianissima e buonissima.

Vi starete chiedendo cosa penso ora..dopo averlo bevuto..

Penso che era buono davvero!! Attimi italiani gustosi!!

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Passiamo a un altro tema: LA STANZA.

Dopo aver condiviso le mie riflessioni sull’arte dello scrivere, ieri sono tornata a casa con l’intenzione di riposarmi un po’ per poi uscire di nuovo.

Ero distesa sul letto e, facendo zapping tra annunci di camere in affitto, vedo delle fotografie che ritraggono il palazzo in cui sto ora. Lewis, stava annunciando che da sabato, la stanza sarà libera.

Non vi dico la mia testa.

Un momento di pausa.

Erica rifletti.

Ok. Avevo appena letto che.. al 13° piano del mio stesso palazzo, questo ragazzo avrebbe messo in affitto una stanza a partire da sabato.

Ok.

Erica, scrivigli! Tu sei al primo piano, lui al tredicesimo. Prendi l’ascensore, schiacci il numero 13 e vai a vedere di che si tratta! Forza.

Ok, così ho fatto. Gli ho scritto privatamente, lui mi ha detto..Vieni pure a vedere!

Tempo 3 ore e ho confermato ma non prima di aver avuto l’approvazione di Jason il quale ha voluto vedere con i suoi occhi la stanza e ha voluto conoscere il ragazzo. Oh Jason! Il mio angelo custode! L’affitto costa meno di un ostello, conosco la via e la zona, sono super centrale e sembra davvero un’ altra botta di fortuna!! Da domenica mi sposterò quindi al 13° piano. Non vedo l’ora di farvi vedere che razza di panorama si vede dal balcone della camera!

Unica nota: Condividerò la stanza con un’altra ragazza, al momento ignota.

Vediamo!! Sono molto curiosa.

Ora vi saluto perché è giunto il momento di chiedere del manager. Che la fortuna sia con me..anzi, che continui a stare con me!

Ps. Grazie per tutti i messaggi che mi state lasciando qui o privatamente! È davvero emozionante sentirvi così vicini. Siete tanti, tantissimi!

Ps.1: Devo raccontarvi della mia gita a Fremantle! Non posso rimanere indietro adesso! Non adesso! 🙂

Torno presto!

Erica, anzi Atmosferica.