Welcome Home!!!

Ti scrivo dal salotto di Casa.

La Mamma spalma pesto su bruschette croccanti esprimendo in ogni piccola azione la voglia di coccolarmi e di farmi sentire amata. Le direi che mi sento molto amata da sempre, anche quando la distanza che ci separava attraversava mezzo mondo.

Il viaggio di ritorno è stata una montagna russa.
Un’altalena di emozioni e tensioni, interminabili ore di volo fatte di instancabili pensieri. Canzoni. Mezze dormite e mezzi film.
Non riuscivo a non avere paura.
Seduta in quel metro quadrato, ho deciso ad un certo punto di farmi una bella ramanzina.

Non potevo avere paura di tornare, non era il caso di arrovellarmi in pensieri e domande che potessero aumentare preoccupazioni. Stavo tornando a Casa dalla mia famiglia, non potevo continuare a creare stress nella mia mente, mettendola in continua difficoltà.
Arrancava.
Era affaticata.
Non respirava più.

Cosa faccio quando torno?
Chi ci sarà a prendermi in aeroporto?
Starò bene in Italia?
Come sarà vivere?
Mi sentirò libera come mi sono sentita sino ad oggi?

Penso che la sensazione di Libertà, sia il bene più prezioso che possiedo oggi.


(Nel frattempo mia sorella Eliana ha iniziato la sessione di addominali e glutei in giardino. Nonostante sia quasi sera, la luce è ancora intensa e il sole tiepido).


Insomma.

Ero incazzata nera con me stessa, stavo per l’ennesima volta intrappolando le mie emozioni in circoli viziosi.
Avevo promesso a me stessa di non farlo più.
Ancora una volta, dovevo lavorare, analizzare, riflettere e trovare la chiave.

Non sono stati d’aiuto lievi ritardi dei tre aerei con cui ho volato. Le preoccupazioni e i brevissimi scali non fermavano la corsa e l’idea di essere sempre più vicina all’Italia mi faceva tremare. Forse mi aspettavo qualcosa di diverso. Temevo una brutta sorpresa.
Non ti so dire di che genere e forma, ma temevo.

Hai presene quando hai qualche presentimento negativo?

Atterrata a Malpensa dopo più di venti ore di viaggio ero stravolta. Per me erano le sei di mattina ma l’ora Italiana mi teneva indietro di cinque ore. L’aereo è atterrato in ritardo e la bella sorpresa è arrivata.

Anche quella brutta.
Ennesima dimostrazione che la vocina ha sempre ragione.

Al ritiro bagagli sono rimasta fiduciosa fino all’ultimo secondo.
Il rullo scorreva davanti ai miei occhi e le valige erano di tanti colori, ma non del mio. Temevo di non vederlo uscire da quel buco nero e la sensazione negativa che mi legava lo stomaco, alla fine aveva avuto una ragione.

Bagaglio perso.
Rimasto a Bangkok?

Forse.


La British Airways farà di tutto per rintracciare la mia valigia bianca.


Dopo aver denunciato l’accaduto, ho iniziato a correre verso la scritta “EXIT – USCITA”. Era la una di notte ed ero l’ultima rimasta, ero sola, camminavo nel lungo corridoio, lasciando l’ufficio del “Lost and Found”.
Ridevo da sola.

🙂

Il brutto era passato.
Dietro quella porta scorrevole, poteva solo che esserci qualcosa di estremamente bello e meraviglioso.

“Chissenefrega della valigia, amo la mia famiglia!”

Parlavo da sola.


“UH UH UUUUH!?!”


Appena subito dopo il mio ululato del richiamo, ho ricevuto risposta!
La mia famiglia era lì, un cartello lungo tre metri diceva:
“WELCOME HOME!!!”
…io ho sentito finalmente il corpo libero da ogni tensione.
Le sorelle si sono avvinghiate al mio collo, le zie riprendevano la scena, la mamma era emozionata e il papà ironizzava già sulla perdita del mio bagaglio.

“Tranquilla! Te la prendo io la valigia!

Ah no, non ce l’hai!”

🙂

Felicità!
Gioia!
Amore nell’aria!


Meraviglioso tornare a Casa e ritrovare i divani nella stessa posizione, la stessa tovaglia sul tavolo della cucina e lo stesso odore di famiglia. Casa mia. Le tende arancioni, i cuscini colorati e l’acqua Rocchetta.

Una cosa diversa però c’era.

Appeso al muro un pannello pieno zeppo di fotografie, le mie.
Il frutto della creatività del Papà. Il frutto del mio viaggio e del suo.
Del nostro e del tuo.

IMG_0946

Welcome Home.
Ogni tuo cielo è stato anche il nostro.

Erica, anzi Atmosferica.

Koh Phangan e il “COME MAI?”

Inizio con una canzone.
Ho chiesto ad Ilaria un titolo, un suggerimento, un modo per rilassare i pensieri e rallentare la loro corsa. Ilaria, dall’Australia mi ha capita e mi ha ispirata, ha stimolato la mia creatività bloccando ogni immaginazione galoppante priva di senso.
Adesso.

Ti chiedo di ascoltare.
Clicca qui e viaggia con me.

Spirit Bird – Xavier Rudd


Ieri ho lasciato l’isola di Koh Phangan.
Un piccolo punto in mezzo al mare che ai miei occhi pare così grande, colorato nonostante il tempo nuvoloso e grigio degli ultimi giorni.
Dal traghetto la guardavo allontanarsi, avevo i piedi a penzoloni nel vuoto e osservavo le onde schiumose che si formavano al passaggio della nave, al mio saluto. Mi sono chiusa nelle mie cuffie e non ho smesso di guardarla un solo secondo, ero dispiaciuta.
La vedo anche da qui, dall’isola di Koh Samui.

Non ho chiesto niente a Koh Phangan.
Mi sono abbandonata a lei lasciandomi coccolare e aprendomi a chi meritava, a chi mi incuriosiva.
Quanto è stata dolce, quanto mi ha capita.

A partire dal tramonto della prima sera, che ricordo colorato e romantico, passando per il ritiro spirituale, indescrivibile, arrivando poi all’ultima settimana piena di sorprese e persone che hanno lasciato il segno.

Potrei parlarti di lei elencandoti le spiagge più belle, le cascate, i templi, le zone da non perdere o quelle in cui non c’è la bassa marea per gran parte della giornata.
Potrei, ma non lo faccio.
Non ho avuto un approccio turistico, non ho riempito la mia agenda cercando di non perdere tempo e bellissimi posti. Non ho vissuto così. Mi sono trattenuta più giorni di una normale vacanza per cercare di entrare nella realtà, per capire come vivono gli isolani. Volevo conoscere le verità tra le strade a volte nemmeno asfaltate, volevo scavare tra le macerie e entrare più volte nelle loro case, con i miei occhi.

Ogni giorno percorrevo un pezzo di strada a piedi, passavo davanti alle traballanti costruzioni di lamiera che si affacciavano sulla strada. Buttavo dentro lo sguardo e cercavo, giorno dopo giorno, di seguire la storia, di vivere la loro routine, la loro semplice vita. Molte di quelle stanze aperte al pubblico, erano negozio e casa, lavanderia e casa, “ristorante” e casa. Molto spesso una parete separava la parte visibile, da quella privata.
La camera da letto.
Nonostante tutto, la serenità a la pace che usciva da quegli angoli disordinati e sporchi era incredibile. Giuro.
È diventata ancora più incredibile quando, passando di lì, ho iniziato a ricevere saluti pieni di sorrisi. Un semplice “ciao” che mi faceva sentire a casa. Sono certa che iniziavano a chiedersi se fossi diventata una nuova abitante dell’isola.
Mi sentivo accolta.

Proprio questo volevo.
Volevo capire in che modo si rapportano con i turisti, tutte persone che non trascorrono sull’isola più di cinque, sei giorni. Nei dintorni ci sono altre spiagge, altri paesaggi, su altre isole.

Ogni volta che dicevo che sarei rimasta per più di dieci giorni, ritiro spirituale escluso, ricevevo risposte di stupore.

“Come mai così tanto?”

Beh, ora forse mi sono spiegata.
Vivere tranquillamente una nuova realtà, ecco qual è il “COME MAI”!
Cosa si capisce in cinque giorni?

Nessuno si ferma, nessuno vuole capire. Tutti vogliono vedere e scattare fotografie. Tutti vogliono condividere senza realmente vivere. Non tutti, molti, vogliono dire di essere stati a Koh Phangan solo per il gusto di aggiungere una puntina colorata sulla cartina geografica del mondo.


“Dove sei stato in vacanza?”

“Sull’isola di Koh Phangan, Thailandia.”

“Bella?”

“Bellissima! Spiagge stupende, acqua spettacolare!”

FINE DEL DIALOGO.


Ecco.
Quando parlerò di Koh Phangan, avrò altro da dire.
E sono felice.
Ho respirato l’aria del Full Moon Party appena uscita dal ritiro spirituale, che delirio! Ho socializzato con Thailandia, Italia, Canada, Irlanda, Lettonia, Israele, Francia, Stati Uniti, Brasile, Svizzera…
Quante storie, quante parole!
L’Half Moon Party me lo sono goduta come se non ci fosse stato un domani.
Beh, il giorno dopo sarei partita davvero.
🙂
Ero con Pauline, la mia coinquilina di Sydney approdata sull’isola senza preavviso. È stato davvero strano e diverso rivederla in un altro contesto, in un’altra atmosfera.
Che storia la vita!

Ad ogni modo, penso che l’isola di Koh Phangan abbia avuto un particolare potere su di me e di conseguenza nelle persone con cui ho condiviso tempo e mare, vento e parole.
Ha fatto uscire la parte più vera, ha neutralizzato condizionamenti esterni rendendomi sciolta da tutto, slegata dal mondo ma totalmente innamorata ed abbandonata ad esso.

Non posso che ringraziarla per questa esperienza trasformante e dirle che sono tremendamente felice di averle dedicato tutti questi giorni.
Ecco qual è il “COME MAI”!

Erica, anzi Atmosferica.

Il posto migliore in cui stare…

Quando cerco il centro e il punto di equilibrio dove niente mi fa pendere dal lato più pesante, mi siedo a terra. Eccomi qui a scriverti dal pavimento di casa, da Sydney.

Potresti sederti sulla luna, identificare l’Australia, individuare la costa est e fare uno zoom su Sydney, Kent Street, 361/146, piano 22. Sono qui. In questo modo arriveresti qui, nel piccolo punto di questa grande terra, il punto in cui sono seduta cercando il mio posto.

Qual è il mio posto?

Proprio non lo so. Mi viene da dirti che il mio posto sono io. Il mio posto è il mio cuore, sono la mia anima e i miei occhi. Per il resto nulla è mio e nulla lo è stato.

Ho qualche giorno per raccogliere gli ultimi incontri, le ultime parole e gli ultimi sguardi. La parte più dura ma la più preziosa perchè sono certa che tutto quel che arriverà in queste ultime ore, sarà mio. Per sempre.

Sono scombussolata ma con i piedi ben saldi a terra. Non preoccuparti. Mi sono scritta una lista delle ultime cose da fare in modo da non arrivare all’ultimo giorno confuso a non saper che pesci pigliare. Sto per partire di nuovo. Te lo giuro.
Non riesco a definirti in poche parole il mio stato d’animo ma è anche bello sentirmi così. Mi piace.

Come sempre mi lascio travolgere dalle emozioni e ascolto canzoni in base ai giri strani che la mia mente decide di percorrere. Le seguo, musica e anima, viaggio con loro. Mi lascio trasportare in profonda tristezza ed immensa felicità. Sono dispiaciuta per quel che lascio ma curiosa di vedere quel che mi aspetta, chi mi aspetterà.

Chi lo sa.

Per unire il Mondo in un’immagine, pochi minuti fa guardavo questa foto che vedi in copertina. Qui dentro vedo tutto più piccolo, trovo equilibrio, riesco ad unire le varie strade, le emozioni frastornanti che pretendono troppo spazio. State calme! L’ho scattata ieri a Bondi Beach in un pomeriggio freddo e leggermente ventoso. In questo mare vedo l’acqua che unisce le terre, nella sabbia vedo la stabilità e la concretezza alle quali ogni oceano trova base e nel cielo, beh, nel cielo vedo tutto quel mistero che avvolge il Mondo, ovunque.

Ogni posto è pieno di cielo. Ogni posto è pieno di mistero.

Questa foto mi fa riflettere soprattutto ora in cui mi lascio cullare da un momentaneo e giustificato senso di perdizione. Presto lascerò l’Australia ma ovunque nel mondo potrò decidere di portarmi davanti ad un’infinita distesa d’acqua che bagna la terra.

Ovunque sarò, potrò stare bene.

Ovunque andrò, avrò ben chiaro che sarò io il posto migliore in cui stare, ancor meglio se di fronte al mare.

Erica, anzi Atmosferica.

Il riscontro nell’incontro.

Finalmente riesco a ritagliare due ore piene di pensieri e parole, per scriverti e vuotare il sacco. Ultimamente arrivo sempre all’orlo. Dopo qualche giorno di silenzio, sento forte il bisogno di sfogarmi e gettare in parole tutto quello che frulla instancabile nella mia testa.
È una sensazione strana che solo chi ama scrivere può capire. Mi accorgo di avere questo bisogno quando, chiudendo gli occhi per un breve riposo dopo il lavoro, la mia anima inizia a parlare come se dovesse scrivere. Come se dovesse raccontare.

È proprio in quel momento che non la voglio zittire e inizio a scrivere come una diligente studentessa che non vuole perdersi una singola parola del professore. Scrivo tutto.

Sono giorni intensi come i miei pensieri e solo scrivendo quel che dice quella voce, posso fare ordine e tornare a vedere tutto con più chiarezza e calma. Si tratta di smistare ciò che è importante da ciò che occupa la mente solo perché non ha altro posto in cui stare. Una sorta di raccolta differenziata dei pensieri, una cura per l’anima, la soluzione ideale ad ogni stato di leggera confusione.

L’ultima settimana di lavoro sta fluendo veloce e malinconica. Sono molto dispiaciuta al pensiero di non rivedere più questa piccola famiglia che mi ha accolta e capita. D’altro canto però, sono adrenalinica e piena di motivazione all’idea di altre avventure e scoperte che mi aspettano.

Non voglio anticiparti molto perché sarà bello farti delle sorprese e portati in luoghi che non immagineresti. Ho voglia di farti viaggiare insieme a me, tu hai gli occhi bendati e solo al momento opportuno vedrai quanta bellezza sarà attorno a te. Solo lì potrai vedere.
Quando lo decido io.

Ci stai?

Sono emozionata. Ho una tremenda voglia di vivere ogni secondo delle mie giornate intensamente anche se, spesso, sento il mio fisico chiedere aiuto. Sono sempre troppo energica e anche nel contatto con le persone mi piace dare il massimo, amo entrare nella testa di chi ho davanti e regalare ciò che sento chiedere dalla connessione.

Mi è capitato soprattutto oggi di ricevere riscontri positivi, un cliente e un collega mi hanno colpita regalandomi due simpatiche ma molto vere affermazioni.

 Un signorotto serio e barbuto, avvocato e cliente abituale, mi ha fatto un sorriso per la prima volta. Ho come avuto la conferma che mi avesse capita, dopo tempo. È da più di due mesi che ordina sempre al tavolo 9, è uno di quei clienti che potrebbe dire…

“Il solito grazie!”

…ma non lo dice, giusto per rimanere tenebroso e poco prevedibile.

…ma tu comunque già lo sai…

Un flat white e pane tostato senza glutine con burro e vegemite.

Ogni volta mi ha ringraziato ma senza guardare mai i miei occhi. Bene, nonostante ciò, io l’ho sempre servito con il sorriso come a sfidarlo, come a dire…
…”Prima o poi mi sorriderai anche tu!”
Dopo ripetuti e gelidi “Thank you.”, oggi la svolta.
Mi ha guardata e mi ha detto:
“Thank you funny girl!”

🙂

Mi ha ringraziato dicendomi che sono una ragazza divertente. Sorrideva. Mi ha guardata dritta dritta negli occhi. Ho visto il suo sorriso farsi spazio tra i folti baffi ed è stato come vedere una lampadina in una stanza buia. Una candela accesa. Ho subìto attivamente il suo sguardo e mi ha comunicato altro oltre a quelle quattro parole.
Beh, una grande soddisfazione.
È proprio vero che a volte basta poco per essere felici. Mi ha fatto capire di aver accettato con piacere il mio regalo, i miei regali giornalieri.

Mi ha colpito anche la frase di Beppe, un ragazzo russo che lavora con noi da pochi giorni. Gli è bastato un niente per captare la mia essenza e decifrare il mio carattere.
Oggi mi ha fatto riflettere.

“You have a great personality. You are going to be a good woman, a good wife and a good mother.”

My God Beppe! Thank you!

Mi sono sentita apprezzata per quello che sono e per quello che vorrei essere. Per ciò che SOGNO di essere.
In pochi giorni ha visto in me la determinazione di una donna, la giusta personalità per essere una brava moglie e l’amorevolezza che potrei regalare da madre.
Non potevo ricevere complimento più bello e penso che lui l’abbia capito dal mio silenzio sfociato in un sorriso.

Sono tremendamente felice di questi piccoli riscontri che sto avendo. Sento di vivere intensamente questi ultimi giorni, non mi perdo nemmeno un secondo, uno sguardo, un sorriso, una parola che potrebbe cambiarmi la giornata.

Spero di essere riuscita a spiegarti la sensazione di pienezza che sta colmando la mia quotidianità in ogni piccola azione e attenzione. Tutta questa intensità si traduce in mancanza di tempo per te e a volte anche per me.
Ho le occhiaie.

Il freddo a Sydney è arrivato, la mattina un vento gelido e tagliente ti punta dritto dritto negli occhi. Nonostante ciò sento il cuore caldo e pronto, aperto e libero.
Te lo sto spiegando a parole mie, ma dovrei dirlo a parole sue.

Ssshhh. Silenzio.

Perché a noi il freddo non fa paura.

Erica, anzi Atmosferica.

Il mare che unisce.

È stato bello, ieri, uscire dal lavoro e vedere Luca e Ilaria. Erano lì fuori, sulla panchina del parchetto, aspettavano che finissi per andare insieme a Bondi Beach. La gita del giorno.

“Andiamo in spiaggia?”

La domanda di Luca mi ha fatto pensare a come per me sia normale poter avere il mare vicino e nei suoi occhi ho visto la voglia di vedere il mare. Non lo vedeva da tanto. A volte me ne dimentico.

Il bus 333, da Elisabeth Street, ci ha portati direttamente in riva e la folata di aria oceanica che ci ha travolti appena arrivati, li ha lasciati un po’ senza parole. Ho visto. Ho fatto attenzione.

Spesso non vivo la mia esperienza tramite i miei occhi ma attraverso quelli degli altri. È bello e mi piace notare espressioni, l’approccio e la reazione.

La spiaggia di Bondi si stendeva dorata davanti a noi e non faceva caldo. Ho seguito i loro spontanei movimenti e ci siamo portati alla riva dove le onde sbattevano e i surfisti si lanciavano combattenti pieni di sfida e passione. I gabbiani erano tanti e l’acqua molto fredda. Il cielo di un azzurro intenso e la sabbia umidiccia. Non ci importava.

Lasciandoci sempre trasportare dal momento ci siamo trovati seduti, gambe incrociate e zero teli mare adatti all’occasione. Diretto contatto con la terra, con l’emozione. Abbiamo iniziato a parlare e io ascoltavo le loro sensazioni che magari uscivano ad alta voce. Luca commentava la potenza del mare e solo in un secondo momento si è reso conto fosse OCEANO. Quello vero, quello forte.

Ilaria parlava alla natura stando in silenzio. Scattava foto e si lasciava trasportare dagli impulsi. Si ascoltava.
Si avvicinava al mare quando questo la chiamava, lo guardava quando lo sentiva ed era tutto così, naturale appunto.

image

Abbiamo lanciato pezzi di pane ai gabbiani che golosi come al solito facevano la guerra. Era bello puntare verso l’alto e vedere che acchiappavano il cibo al volo senza nemmeno lasciarlo prima cadere a terra, a sabbia. Gabbiani ingordi.
Anche Luca li ha conosciuti, finalmente. Ilaria già li conosceva.

image

Non ti dico la mia sensazione nel condividere tutto questo con loro. Io, che fino a qualche giorno fa mi ci portavo da sola in quei posti, stavo offrendo qualche emozione anche a loro. Loro la stavano offrendo a me.

Uno scambio bello che mi mancava. Mi sentivo libera di ridere e oziare anche con loro, di ascoltare e cantare, di rotolarmi nella sabbia appiccicosa senza pensare che mi sarei sporcata i pantaloni. Libertà.

Verso le sedici e trenta la luna bianca alla nostra sinistra iniziava ad alzarsi nel cielo ancora azzurro. Ombra sul mare ma sole là, dalla parte di quelle case arroccate sulla scogliera. Quell’angolo che mi ricorda la Costiera Amalfitana.

image

🙂

C’era con noi anche Elena. Una giornata tutta all’Italiana ma comunque nuova. Sto facendo incontrare persone che non si conoscono ma che potrebbero trovare qualcosa che le accomuna. Mi piace unire pezzi come meglio credo e vedere che disegno ne viene fuori. Ieri era bello, divertente e artistico. Era nuovo ed ero troppo felice di essere lì con loro.

È stato forse il primo giorno da quando sono qui, che non ho nemmeno guardato il telefono. Ad una certa ora l’Italia inizia a squillare, le amiche vogliono aggiornamenti e la mamma chiede se va tutto bene. Non volevo perdermi nemmeno un secondo di quel momento, me lo sono goduta in ogni regalo e sorpresa. Semplice.

Oggi è sabato. Stasera si uniranno altri pezzi a questo puzzle improvvisato. La mia collega francese organizza una cena per il suo compleanno e sono curiosa di vedere che ne verrà fuori, anche lì.
Sperimentare, conoscere, raccontare e scoprire.

Non penso ci sia nulla di più bello e stimolante. L’avventura che lega le persone, nel mondo.
Il mare che fa da tramite.

Erica, anzi Atmosferica.

Incontri passati e futuri.

Qualcuno potrebbe fermare il tempo per piacere?

Mi devi scusare ma sono giorni pieni. Ho la testa piena, il cuore pieno, le giornate piene e avrei un sacco di cose da scrivere. Forse però è stato meglio lasciar scorrere questi tre giorni liberi. Liberi da frasi, maiuscole, punteggiature e virgolette. Liberi da titoli e paragrafi, da grassetto e corsivo, da punti.

Ieri Luca è arrivato a Sydney. Un amico di Lecco, la mia città. Non ti dico che emozione ho provato quando l’ho visto uscire dalla hall dell’albergo. Saltellava sorridendo, come a dire “Ecco, sono arrivato!”
Ho sentito il cuore esplodere!
Starà qui un paio di settimane in vacanza, ha abbandonato per quindici giorni il lago lecchese per venire ad esplorare la baia di Sydney e dintorni.
L’ho trovato energico, pieno di curiosità, voglia di comunicare anche in inglese. Sono felice!
Da quando è arrivato mi sento più turista che viaggiatrice. Mi sembra di essere arrivata insieme a lui e voglio fare mio ciò che lui vede, sente, trova strano o particolare. Gli ho chiesto di esprimere a voce alta le sue osservazioni. Voglio capire come vede questa realtà diventata per me “normalità”. Sarà interessante. Mi è venuta la voglia adrenalinica di cercare qualcosa di nuovo e di provare qualche brivido. Si è accesa in me come una lampadina, una luce lampeggia come a dire “Emergenza!”. Luca ha conosciuto già qualche mio coinquilino, è venuto a casa mia ed è stato davvero strano dargli il benvenuto. Prima di salutarci abbiamo fatto due passi nella baia di Darling Harbour ed è stato interessante vedere dai suoi occhi la somiglianza tra Sydney e New York, ricordo sfuocato di quando era più piccolo.
Tra oggi e domani pianificheremo qualche gita e non escludo grandi cose.
Poi ti dirò…

Un quarto della valigia di Luca era occupato da una borsa che mi ha mandato la mia Mamma. Anche lì, emozione.
Quando l’ho aperta, mi è sembrato di toccare le sue mani e di sentire il suo profumo. Magone.
Delle creme, una giacca, dei maglioncini e il caricatore nuovo per il telefono. Mamma sei davvero magica. Grazie!
È stato bello vedere come sia possibile toccarsi anche a 15.000 chilometri di distanza. Ti ho sentita!

image


È appena atterrata a Sydney Ilaria. Anche lei è una sorpresa, una magia e un’energia. Non ci conosciamo ma siamo molto connesse, veniamo dalla stessa città, paese. Lei arriva da nord dopo un’esperienza da sogno tra la natura del Queensland. Arriva con il suo zaino pieno di oceano e paesaggi magnifici, percepisco il suo senso di avventura e la voglia di affidarsi alle mani della vita. La ospiterò qualche notte e nel frattempo vediamo che succede.

Ti aspetto!

Quante persone!

Non sono abituata!

Insomma. Le ultime ore sono state un concentrato di emozioni e incontri passati e futuri. Sono scombussolata da questa giornata di sole non troppo caldo e dalla voglia di godermi ogni secondo prezioso.
Prometto di scrivere presto anche perché ne ho bisogno. Il potere della scrittura mi stravolge il cuore e mi libera l’anima. Benedetto quel giorno che ho deciso di iniziare a scrivere, condividere, riordinare e confidare.

Erica, anzi Atmosferica piena di vita!

Sei mesi.

Quel giorno di sei mesi fa, ero seduta sul sedile posteriore della macchina. 12 Novembre 2015. Era mattina presto e respiravo intensamente il profumo della pelle delle mie sorelle più piccole, quella più grande non era potuta venire.
Sembrava dovessimo partire tutti, clima generale di agitazione e adrenalina, una valigia nel bagagliaio e il cuore ancor più vuoto dello stomaco.

Ti lascio immaginare.

Una sensazione assurda che solo chi parte può conoscere.

Nascondevo una leggera paura. Leggera per modo di dire. Prevaleva la gioia e il senso di libertà, finalmente potevo spiccare il volo. Potevo volare cazzo e potevo farlo serenamente. Finalmente. Avevo l’approvazione della mia famiglia e vedevo la gioia negli occhi lucidi ma pieni di domande dei miei genitori.

Ricordo poco di quel viaggio in macchina. Era mattina presto e avevo dormito poco ma comunque avevo dormito. Sentivo un leggero dolore agli occhi come quando mi capita di essere stanca ed ero struccata, libera anche da quello. Via tutto. Una volta arrivati nel parcheggio dell’aeroporto di Malpensa, l’alba iniziava a colorare il cielo di rosa e arancione. Il sole nasceva in tutta la sua grandezza. Una magia, un richiamo dall’alto come a dire: “Io sono pronto a farti volare!”.

Ricordo che ero abbastanza insofferente. Avrei voluto scappare. Avrei salutato tutti velocemente per superare il prima possibile il momento del distacco. Mi destabilizzava molto di più della partenza. Ho sempre odiato questo genere di scene o comunque situazioni in cui è inevitabile dover dimostrare Amore alla propria famiglia. In questo devo aver preso da mio padre però alla fine dei conti ci sforziamo sempre. Se riusciamo a prendere lo slancio giusto siamo più dolci di una rossa mela caramellata.

BBBBONA.

Ora non vedo l’ora di tornare anche per superare questo blocco. Non vedo l’ora di mettermi alla prova. Ci proverò.

Dopo il check-in e una veloce colazione, arrivò il momento dell’arrivederci. Chissà a quando, ma comunque arrivederci. L’ho reso il più veloce possibile, simpatico e non troppo affettuoso. È stato forte.

Prima dei metal-detector, una vetrata trasparente mi separava da loro. Mio papà piangeva, mia mamma quasi. Mia sorella Elena ha appoggiato la mano al vetro, voleva toccarmi per l’ultima volta. Non ci siamo realmente toccate ma attraverso quel gesto ci siamo scambiate un sacco di amore, quello che avevo paura di dimostrare nel momento del CIAO cinque metri prima, giusto due passi più indietro. Quelli decisivi.

Ero ormai già sola, ero già partita. In una mano tenevo ancora la sua e nell’altra la carta d’imbarco e il passaporto.

Quando mia sorella ha toccato quel vetro che ci rendeva già così lontane, mi si è chiuso lo stomaco ma ho comunque risposto con un bel sorriso. L’ho dovuta incoraggiare per l’ultima volta, ho dovuto rassicurarla con una risposta, prima della partenza verso le mille domande. Volevo dirle “A presto amore!” ma non potevo. Non sapevo se sarei tornata e quando, non conoscevo nulla del posto e dell’esperienza che mi aspettava, la mia testa viaggiava curiosa verso mondi lontani e l’idea di non poter toccare più quella manina, mi lacerava il cuore.

Quando l’aereo stava per partire quella è l’ultima foto che ho guardato prima di spiccare il volo.

Il decollo.

Non potevo parlare e mi veniva da piangere. In un secondo ho ripensato a tutti i saluti prima della partenza. Cene, aperitivi, sorprese e regali. Ero soddisfatta, avevo abbracciato tutti. Con fatica ma l’avevo fatto.

Ho letto “Ciao amore, buon viaggio!❤️“, ho sentito in me l’energia di un vulcano e in lei una donna già in grado di capire. Una piccola donna già matura e capace di chiudere silenziosamente in un piccolo cassetto la sofferenza del vedermi partire, augurandomi un buon viaggio con un cuore rosso. Che bellezza.

Sono passati sei mesi da quel giorno. Non ho più toccato quella piccola mano ma è anche grazie a lei se ne ho potute toccare tante altre.

Mese sei finisce.

Mese sette inizia.

Erica, anzi Atmosferica.

Tre emozioni.

Parola d’ordine di oggi è:
Emozionati.

Parola d’ordine nel senso che è un ordine.
Un imperativo.
Quando a scuola studiavo questo tempo verbale, la maestra diceva che generalmente è seguito da un punto esclamativo.

E allora…

Emozionati!

Piangi per te stesso, ridi di te stesso, sorprenditi e vivi la tristezza. Abbandonati ed emoziona te stesso. Sto sforzandomi di lavorare principalmente su questo, dopo aver superato giorni di piattezza emotiva ed emozionale. Quando ci ero dentro, non me ne rendevo conto come ora. Sto andando alla ricerca di forti emozioni che mi facciano liberare grandi respiri e perché no, piangere un po’.

…ti starai chiedendo…

“E come fai??”

Guardare un bel film è già un’idea. Fatti consigliare un titolo da un amico o da una sorella! Potrebbe anche essere un modo per creare contatto e connessione. Più di una volta mi è capitato di chiedere un titolo di una canzone, di un film. Quale modo migliore per emozionarsi pensando a una persona speciale?
Ho appena finito di vedere “Aloha”, conosci?
Beh, un paio di lacrimuccie sono scese. Mi sono lasciata travolgere dalla storia, dall’amore e dalle incomprensioni, dal linguaggio dei segni, dalle parole degli occhi e dall’adrenalina spaziale. Se hai voglia di emozionarti e spendere due ore piacevoli senza impegnarti in un film più complesso, te lo consiglio!

Per emozionarmi vado al mare.
Mi ci porto con un bus rosso, nella borsa un telo mare, una bottiglia d’acqua, gli occhiali da sole e un po’ di musica rilassante. Mi sdraio sul prato, mai completamente, e guardo l’orizzonte. Il chakra del cuore si apre, é quello delle relazioni e dell’apertura. Sai, a me si concentra tutto lì. Nella bocca dello stomaco. Quando sono arrabbiata, nervosa, chiusa, impaurita o tesa, sento un grande nodo lì, che blocca anche il respiro. Quando sono emozionata, felice, in sintonia con la natura, in pace con me stessa e in equilibrio con ciò che mi circonda, sento in quel punto un leggero turbinio di energia buona.

Verde.

Spazi ventosi e ariosi mi aiutano a liberare e sciogliere, mi aiuta cantare e ridere.

Il trucco sta nell’ascoltarsi. Metti una mano nel punto del quarto chakra e prova a sentire il tuo respiro, il tuo battito cardiaco. Chiudi gli occhi.
Quello è il punto dell’equilibrio. Il centrale di sette.

Un terzo modo per emozionarmi, l’ho trovato nello yoga. Non ti so dire se è la novità o se davvero mi emozionerà sempre ma le sensazioni che provo sono quasi indescrivibili.
Dico “quasi” perché vorrei provare a trasformare in parole.
Ieri ho provato una nuova tipologia, la maestra era un’altra e la sala piena. L’atmosfera era calma e soffusa, delle candele sulla lunga vetrata liberavano profumi e già ancor prima di iniziare, mi sentivo nel posto giusto. Un esercizio di stretching prima di quelli più faticosi, mi ha fatto entrare nella mia dimensione. Sono stupita perché nonostante si è in gruppo, ognuno vive la propria esperienza, strettamente personale. Lei ha intonato dei mantra che di tutta risposta il gruppo, cioè noi, doveva ripetere. Un canto in sanscrito che richiamava il contatto con l’universo. Lei aveva una voce profonda ed angelica, liberava un’energia unica.

Momenti di pura emozione.

Momenti in cui stai lì, sdraiata sul tappetino blu con un cuscino sotto la testa.
Momenti in cui ti chiedi…
“Ma davvero sto facendo tutto questo? Ma davvero mi sta facendo così bene? Ma davvero sono riuscita a raggiungere una tale sensazione di benessere?”

Tra sudore e respiri a bocca aperta, lo yoga risulta faticoso ma estremamente liberatorio. Ogni muscolo trova il suo momento e quel punto lì, alla bocca dello stomaco, si scioglie completamente. Si apre. Si libera.

Beh, queste sono le mie emozioni. Spero che anche tu abbia i tuoi segreti per liberarti dalla tensione di una “giornata no”, per sentirti in equilibrio anche dopo una litigata o per piangere quando è da troppo tempo che non versi una lacrima.

Se non ci avevi mai pensato, trova i tuoi angoli di pace in cui liberare le tue emozioni. Prenditi il tempo di vivere fino all’ultimo respiro ogni tua emozione.

Che sia gioia
che sia dolore
sempre di emozione si tratta.

Erica, anzi Atmosferica.

Ma alla fine di tutto questo…

Questo era il cielo appena fuori Sydney, era pieno, intenso e tipicamente Atmosferico. L’ho immortalato perché era autentico e mi riempiva. Era vero. Le nuvole gonfie, la luce del sole e il senso di profondità che solo il cielo australiano può spiegare.

Oggi riguardando l’immagine, sento che quel momento lontano, è già diventato un ricordo, qualcosa che non rivedrò più e sembra incredibile, quasi finto. Disegnato. Dipinto. Creato.

Per fortuna non ho mai lasciato passare giorno senza guardare lassù per almeno dieci minuti. Per fortuna ho raccolto nella mia testa tanto azzurro e blu stellato. Per fortuna è tutto qui, ben custodito. Nel viaggio che mi ha portato qui è stato divertente seguire il cielo è rincorrere le nuvole, vederlo di colori sensazionali o più scuro di un mare profondo. È stata ricorrente la sensazione di unione che lui giornalmente mi regalava insieme al mare. In fin dei conti sono entrambi immensi e infiniti, accomunano il mondo, uniscono le terre e toccano tutta l’umanità. Sono gli unici a poterlo fare. Mi hanno aiutato dandomi forza e accorciando distanze quando mi sentivo troppo lontana.

Lontana da tutto.

Qui a Sydney sono cambiati di nuovo i colori, la città cambia il cielo e questo a sua volta cambia il colore del mare. Di riflesso. L’attenzione si è spostata sulle persone e sui palazzi, sui grattaceli. Lo sguardo va su, ma non abbastanza e si ferma alla punta di alte costruzioni innalzate verso vette altissime e illuminate ma non infinite. Qui percepisco limiti e il gioco di colori di grandi vetrate ma non c’è l’infinito del cielo. Qui finisce velocemente e riempie spazi piccoli, chiusi e inquinati. Lo spirito di osservazione è aumentato del 300%. Guardo la gente che cammina, i giovani che si tengono per mano, quelli che attendono di attraversare al semaforo e noto il comportamento di automobilisti e camionisti. Sto studiando i mezzi, le stazioni e le tratte dei bus. Ho visto i lavoratori in pausa pranzo, la mattina presto diretti verso l’ufficio e la sera alle 17 uscire puntuali con la camicia non stropicciata e la cravatta ancora perfettamente annodata.

Mi sto facendo un’idea di tutto, nulla mi sfugge.

Poi vi dirò…

Da questa parte sento molto più forte la lontananza e le dieci ore che mi separano dalla vita italiana. Sì, la vita del futuro potrà sembrarvi divertente, ma quando ricevi un messaggio o una chiamata e puntualmente è per te ora di andare a dormire, non è per nulla incoraggiante. Sei costretto a bloccare la comunicazione tra uno sbadiglio e l’altro, per non addormentarti ogni volta alle due del mattino.

Intanto i giorni passano.

Sto abituandomi quindi, a vivere gran parte della giornata senza sentire l’esigenza di condividere ciò che mi succede con amiche, sorelle o genitori. Quando riesco a sentirli con calma, racconto tutto d’un fiato tralasciando inevitabilmente dettagli importanti o emozioni ormai scemate o trasformate in altre più forti o più recenti.

Sono piena di voglia di vivere questa città, proprio come quel cielo…ma sono anche spesso vuota per la mancanza di condivisione con chi vorrei, con chi è vicino ma lontano.

Troppo lontano.

Questo è il principale motivo per cui non vivrei mai in Australia. Il contrasto tra pienezza ed immenso vuoto potrebbe farmi male e accrescere sempre di più la distanza fino a farla diventare ancor più pesante. La vita è fatta di amore, del profumo di un abbraccio, della comprensione di uno sguardo e del calore di una mano. Qui per me è tutto senza profumo, tutto piatto e freddo, troppo distante per sentirlo.

Tutto.

Conoscerò Sydney e accoglierò ben volentieri ciò che avrà da offrirmi. Guarderò la città con positiva energia e grande predisposizione. Scatterò fotografie e farò nuove conoscenze, lavorerò e farò la turista, mi godrò l’ultimo caldo e poi le temperature miti che verranno. Ascolterò i rumori dopo il silenzio e ogni giorno seguirò l’evoluzione di lavori in corso delle mille gru posizionate in cima ai palazzi. Catturerò pezzi di vita e musiche mai sentite, starò a sedere sul balcone di casa con le mie scritture tra le mani, mi divertirò a scambiare due battute con i miei coinquilini francesi, brasiliani e colombiani, mi vestirò elegante per uscire a cena o per un giro nel centro. Subirò attivamente lo scorrere del tempo rendendo ogni giornata degna di essere raccontata, arricchirò la quotidiana routine di piccoli e nuovi obiettivi, mi prenderò la calma di sviluppare idee e andrò a ricercare stimoli creativi dove mi porterà il cuore. Immaginerò il mio futuro, pianificherò una nuova partenza e mi informerò per esaudire piccoli desideri con coscienza, penserò in segreto a nuove avventure e poi racconterò a voi le mie emozioni e le sorprese.

Questi sono i programmi ma alla fine di tutto questo, volerò nelle mani calde delle mie sorelle, nella comprensione di uno sguardo amico e nell’abbraccio profumato della mamma.

Giornata profonda e piena come quel cielo.

Erica, anzi Atmosferica.

Desiderio avverato.

Che cinema ragazzi!

La città di Sydney è un risucchio continuo! Energia, tempo, emozioni, fiato…un risucchio di ogni cosa e di ogni genere.

Sono arrivata da 24 ore e già la mia vita è cambiata dieci volte.

Ho iniziato sin da subito una ricerca assetata di una stanza anche se non conosco ancora bene le zone e i quartieri. Sì, lo so che AVREI DOVUTO e potuto accontentarmi di una sistemazione momentanea ma, come ben sapete, morivo dalla necessità di avere un letto tutto mio su cui farmi una dormita di una giornata intera e un armadio in cui sistemare ordinatamente i miei vestiti chiusi in valigia da tre mesi.

Sì. Dico che AVREI DOVUTO, perchè così non ho fatto.

Sono già sistemata amici.

Ieri sera, per cena, io e Mattia abbiamo incontrato un ragazzo che mi ha contattata attraverso un annuncio in cui segnalavo che sarei arrivata a Sydney a breve e che avrei avuto bisogno di una stanza a brevissimo. Bene, Vincenzo si è dimostrato disponibile e molto gentile, invitandoci a fare due passi per mostrarci una piccola zona della città e fare due chiacchiere.

Anche Vincenzo avrebbe potuto fornirmi una soluzione per una stanza, ma l’uscita a tre, avvenuta ieri sera, era di accoglienza. Pura accoglienza.

Con un Kebab tra le mani e una fame di curiosità, abbiamo iniziato a dirigerci verso Darling Harbour. Solo il nome mi ha sempre riempita di adrenalina. Tra una chiacchiera e l’altra, Vincenzo si è presentato e raccontato a noi, facendoci sentire a casa. La stanchezza mi faceva sbadigliare ma appena ho visto tutte queste luci…

…NON MI SENTIVO PIÙ STANCA.

La mia fantasia ha iniziato a viaggiare. Numerosi ristoranti e locali in riva alla baia creavano una fantastica atmosfera, le luci dei grattacieli mi abbagliavano e mi sentivo piccola, minuscola, una formica.

Sentirmi impotente è sempre molto stimolante per me. Divento più creativa, il mio cervello galoppa alla velocità della luce, cerco di trovare idee e soluzioni per crescere dentro e per sentirmi meno spaventata da ciò che vedo.

La solita vocina interiore, la mia cara amica, ha iniziato a straparlare ma non sono riuscita a placarla:

“Erica Cara, prova ad immaginare come sarebbe bello abitare in uno di quei grattacieli! Pensa che figata sarebbe vivere lassù, al ventesimo/trentesimo piano, e poter godere ogni sera delle luci e della magia proiettate nell’acqua calma del mare.”

Sognavo, parlavo silenziosamente e intanto facevo prendere forma ai miei desideri.

Stamattina la giornata vedeva in programma due perlustrazioni in due diverse case che offrivano un letto disponibile.

La prima vicino alla Central Station, ore 12.

La seconda in Kent Street, ore 14.

Entrambe offrivano comodità e una bella atmosfera. La prima era nel centro, distante una ventina di minuti a piedi dalla seconda, situata a Darling Harbour.

Ebbene sì, la seconda casa è situata al 22esimo piano in uno di quei grattacieli in fotografia.

Avevo il desiderio di vivere lì no?

DESIDERIO AVVERATO.

Erica, anzi Atmosferica.