Fato e Libero Arbitrio.

Buongiorno lettori e nuovi amici!

Mi sono appena ritagliata il mio angolo arieggiato per scrivervi. Sono le undici di mattina e il sole è abbastanza caldo come non lo era da qualche giorno. Mi trovo in campeggio, la mia attuale casa a Pemberton, seduta sulla famosa sedia in plastica bianca, all’ombra di un albero. Qualcuno di voi, che mi segue con constanza, si starà chiedendo:

“Ma non dovevi andare a Perth?”

🙂

Esatto! Sarei dovuta andare in città ieri dopo il lavoro ma, dopo dieci ore e mezza ad imballare Avocados, ci ho rinunciato. La vocina interiore, con la quale sto instaurando un’amicizia profonda, mi ha chiesto di non andare e di evitare un viaggio di quasi quattro ore quando ormai stava calando la sera. Me l’ha chiesto gentilmente e non ha dovuto nemmeno insistere. L’ho ascoltata senza fare storie e senza indecisione.

Sono quindi rimasta con Mattia nella frazione Little Italy del campeggio dove, una decina di tende vuote, si godono la quiete. I nostri compagni di quartiere sono partiti ieri nel pomeriggio, lasciando le loro abitazioni incustodite.

“Tranquilli, è tutto sotto controllo!”

Oggi, un senso di insofferenza mi schiaccia il petto e sto cercando di comprenderlo ed assecondarlo. Avevo il desiderio di rivedere Jason, Paolo e Gianpi. Dovreste ricordare i tanti aneddoti che li hanno visti protagonisti nelle mia permanenza a Perth. Beh, sto forse rendendomi conto che non li rivedrò più per davvero e che quest’occasione che il destino mi aveva servito su un piatto d’argento, è ormai persa. Il Fato ha fatto una proposta, il Libero Arbitrio l’ha rifiutata.

Ecco, forse la causa della mia insofferenza l’abbiamo scoperta insieme.

Che ne dite?

Cascasse il mondo, domani andrò a tuffarmi nell’oceano. Ho bisogno di bagnarmi con acqua salata e liberarmi nell’infinito dell’orizzonte. Caspita è diventato difficile stare lontano dal mare. Voglio vedere pesci, barche e gabbiani. Sarà bello.

Vi riscrivo qui di seguito le parole di Elisabeth Gilbert che ho letto ieri sera. Tutto torna ed è impressionante come il suo libro mi stia accompagnando in ogni stato d’animo. Mi propone la riflessione che sto cercando, mi spiega tutto con bellissime metafore e risponde a tante domande.

Buona lettura e buona domenica!

Erica, anzi Atmosferica.


“Anche il destino per me, va considerato come un rapporto tra due parti – un gioco di equilibrio fra grazia divina e forza di volontà. Ciascuno ha il controllo di una metà del proprio destino; quella metà è nelle sue mani, e le sue azioni avranno conseguenze misurabili. L’essere umano non è una marionetta in mano agli dei, né è completamente artefice del proprio destino; è un po’ le due cose insieme. Siamo come acrobati in bilico tra due cavalli che corrono fianco a fianco – un piede sul cavallo chiamato Fato, l’altro sul cavallo chiamato Libero Arbitrio. E la domanda che dobbiamo porci ogni giorno è: qual è l’uno e qual è l’altro? Di quale cavallo devo smettere di preoccuparmi, perchè comunque non è controllabile, e su quale devo concentrarmi, per dirigermi verso la meta?

Quello che voglio dire è che, mentre molte cose del mio destino sono imperscrutabili, ce ne sono altre sotto la mia giurisdizione. Ci sono biglietti della lotteria che posso comprare per aumentare le possibilità di vittoria. Posso decidere come passare il tempo, con chi interagire, con chi condividere il mio corpo, la mia vita, i miei soldi e la mia energia. Posso scegliere le parole e il tono di voce con cui parlo con gli altri. Posso decidere come valutare le circostanze sfortunate della mia vita – se vederle come maledizioni o come opportunità. E, soprattutto, posso scegliere i miei pensieri.”

“Mangia, prega, ama” – Elisabeth Gilbert

“Quel giorno, io c’ero!”

Ecco davanti a me l’ennesimo foglio bianco. Dico ENNESIMO perché ormai siamo arrivati al punto di NON poter contare un numero sostanzioso di pensieri scritti, poesie, parole ricercate e fantasie volate.

Inaspettatamente.

Nel momento in cui ho deciso di prendere nota di ogni mia giornata di questo splendido viaggio, non avrei mai pensato di scoprirmi così, come un pozzo senza fondo.

Tanti di voi mi scrivono per chiedermi un consiglio o farmi i complimenti dicendomi di sentirsi vicini a me. È davvero emozionante e sorprendente il fatto di potervi essere di aiuto o di compagnia, mi fate sentire piena ed è anche grazie a voi che la mia testa non smette mai di frullare, il mio cuore di assorbire e le mie mani di scrivere.

Sono convinta che vorreste qualche aggiornamento sostanzioso sulle mie giornate che sto trascorrendo a Pemberton e maggiori descrizioni della mia, anzi, nostra giornata lavorativa.

Siamo provati soprattutto fisicamente da queste ultime sessioni di nove ore che ci vedono impegnati ad inscatolare Avocados. Il nostro compito è tutto il giorno molto meccanico e monotono, intervallato da brevi pause.

La pausa scatta quando i rulli si fermano, la pausa finisce quando, dalla stanza in cui facciamo break, sentiamo la grande macchina riaccendersi.

Non servono orologi e vi dirò di più, noi non vogliamo MAI guardare l’ora. Dal primo giorno abbiamo preso questa decisione e dato che i telefoni non danno segnale, questo è un ottimo motivo per lasciarli lontani.

Ogni volta che ci mettiamo in posizione, lo scorrere degli Avocados tra le nostre mani è accompagnato dal fluire dei nostri pensieri. Poche volte ci perdiamo in chiacchiere visto che una piccola distrazione, può causare un sovraffollamento di frutta sul rullo, tale da creare un possibile danno.


Prendi Avocados.

Guarda Avocados.

Bello?

Scatola “PREMIUM”

Brutto?

Scatola “SECOND”


Questo è il ragionamento da fare per ognuno. Non è difficile. È noioso e lobotomizzante.

Quello che stiamo cercando di fare è renderlo il più piacevole possibile. Anche le canzoni ormai, sono diventate sempre le stesse e quando ne parte una già sentita altre dieci volte nelle sette ore precedenti, parte la risata.

“Bella questa! Non la sentivo da un pezzo!”

Oltre alla parte fisica c’è anche quella psicologica. Il gioco sta tutto nel cercare di direzionare i pensieri nel giusto senso e, quando sono belli, farli durare il più possibile.

A quante cose ho pensato! Partendo magari da un piccolo aneddoto, ho creato una grande storia. Ho pensato profondamente alle mie amiche, dando ad ognuna il giusto tempo che merita. Penso al mio futuro, a quello che vorrei fare ma vi confesso che quel pensiero lo vado immediatamente ad inscatolare.

Sì, senza osservarlo troppo, lo piazzo nella PREMIUM.

Cerco di trasformare la lobotomia in introspezione, la monotonia in immaginazione e la musica la seguo, vado a ritmo, la fermo e provo ad imparare parole.

Stiamo lavorando molto prima dell’arrivo del caldo. Nei prossimi giorni dicono che le temperature si alzeranno notevolmente infatti domenica e lunedì saremo di riposo.

Per quanto riguarda le questioni finanziarie, abbiamo ricevuto i soldini meritati per le 44 ore di lavoro della settimana scorsa. Siamo soddisfatti e ci siamo dati una bella pacca sulla spalla come incoraggiamento.

Qui sta balenando l’intenzione di andare un paio di giorni a Perth. Due ragazzi del gruppo festeggiano il compleanno e si sta organizzando una trasferta generale. Potrei cogliere l’occasione per rivedere delle persone e perché no, per la terza volta la città. Con una nuova compagnia, magari mi sembrerà diversa. Direi che potrebbe essere una giusta filosofia.

Non nego seconde possibilità nemmeno alle città.

Sono felice, sono energica, stiamo lavorando, stiamo guadagnando e nonostante la stanchezza, ci stiamo divertendo.

La manager oggi ci ha detto che probabilmente la raccolta di Avocados si prolungherà fino a metà febbraio e, di conseguenza, anche l’imballaggio. Noi rimarremo qui fino a quando l’ultimo frutto non verrà riposto ordinatamente in scatola.

Lo vogliamo vedere con i nostri occhi, lo vogliamo posizionare con le nostre mani perché poi un giorno, ripensandoci, diremo:

“QUEL GIORNO, IO C’ERO!”

Erica, anzi Atmosferica.

Due scarpe appese.

Incuriosita e sorpresa, ho digitato su google queste parole:

“Scarpe appese fili corrente”

Ho scoperto che dietro a questo fenomeno, si nasconde un’arte, una storia, un racconto.

Lo “shoefiti”, racchiude in sè l’unione di due parole ovvero “shoe” (scarpa) e “fiti” (graffiti). Come potete apprendere, l’etimologia della parola spiega già molto. L’iniziativa ribelle di lanciare le scarpe legate da un laccio verso il cielo, nasce per la prima volta negli Stati Uniti e si diffonde poi in tutto il mondo.

Anche qui, a Pemberton, nel Western Australia, un signore che portava ai piedi scarponcini marroni da lavoro, ha deciso un giorno di liberarsene. Magari l’ha fatto per festeggiare un evento particolare, un nuovo lavoro o il matrimonio, magari per rendere nota a tutti una sua cattiva intenzione.

Dietro a due scarpe appese ai fili dell’alta tensione, si celano decine di leggende metropolitane che parlano di fatti positivi come avvenimenti importanti e nuove scoperte, come di spiegazioni raccapriccianti legate alla droga o a segnali in codice per ladri e malviventi.

Come sempre però, voglio viaggiare liberamente dando, a quel che ho visto e che noto ogni giorno camminando sulla strada, una motivazione tutta mia. Non mi interessano le teorie inventate nel corso degli anni perché tali rimarranno senza mai permettermi di sapere se quella vera è una, qualcuna o nessuna.

Era un uomo, sulla cinquantina.
Aveva lottato tutto il giorno contro il caldo infernale e contro quel sole che batteva sulle sue spalle, in quel campo immenso pieno di mucche rinchiuse a pascolare.
Sentiva i piedi caldi e costretti, chiusi e sudati. Avrebbe voluto toglierle quelle scarpe, avrebbe voluto sentire l’erba solleticare.

Quella sera, una strada in salita lo portava a casa e sentiva la sua vita scorrere sotto quel tocco rigido di passi veloci e stanchi.
L’asfalto emanava il caldo assorbito in una giornata e lui ancora pensava, pensava ma non agiva.

Visti i cavi dell’alta corrente, ha deciso bene di agire. Un filo alto nel cielo, avrebbe potuto liberarlo per sempre da quella sensazione di costrizione. Ha levato le scarpe dai piedi, con un laccio ha fatto due nodi. Le ha lanciate, urlando di gioia e finalmente si è sentito potente, quasi un mago, sorprendente.

Ha scelto il punto più alto e visibile a tutti. Un equilibrio impossibile ma realizzabile. Tutti quelli del Paese le avrebbero viste e avrebbero pensato…

“Pensa te, quel pazzo trasandato..”

Voleva farsi vedere tenendosi nascosto, liberarsi in alto e non buttarle in fondo ad un fosso.

Sono rimaste lì per anni, e resteranno lì per altrettanti. Ogni giorno, quell’uomo sulla cinquantina va a lavorare nei campi ricordandosi sempre di quei pensieri emozionanti. La libertà prima di tutto, poi il lavoro. Il solletico dell’erbetta fresca sotto ia piedi e il calore dell’asfalto sono ogni giorno per lui i due rimedi, dei magici antidoti o come dire, i suoi amici veri.

Io quell’uomo l’ho forse visto, e forse l’ho pure conosciuto. Chi lo può sapere. Ogni giorno è buono per poterlo incontrare.

Non avrei molte cose da dirgli se non…

“Complimenti Professore, da quelle scarpe appese, apprendo che avrebbe molto da insegnare!”

Erica, anzi Atmosferica.

Vivere la vita.

La passeggiata con Matteo mi ha cambiato la giornata. Mi ha invitata alla scoperta di un piccolo lago che si nasconde dietro a una collina boscosa alle porte del nostro campeggio. Mi aveva già parlato di quell’angolo di pace dove cercare un po’ di tranquillità e liberare i pensieri.

Una camminata tra arbusti secchi ed erbacce pungenti, ci ha portati in pochi minuti alla meta nascosta. Mi ha raccontato di lui e della sua singolare ed incredibile storia, ho ascoltato i suoi pensieri e gli ho parlato un po’ di me, in maniera naturale, come veniva.

Mi sono confidata ed è stato anche terapeutico, mi sono aperta come quel cielo che si rifletteva nell’acqua scura. Non si vedeva il fondo ma i tronchi degli alberi, creavano un’illusione ottica come se fosse assai profondo. Finalmente è tornato il sole e ci siamo goduti per bene il suo calore e la sua luce. Ci siamo specchiati nell’acqua pulita ma nera. Ci siamo visti entrambi diversi, cambiati.

Matteo mi ha fatto ascoltare una canzone.

Non voglio scrivervi delle emozioni che ho provato nel sentire quel bambino che esprimeva concetti così forti e concreti. Vi chiedo semplicemente di chiudere gli occhi e di lasciarvi cullare, accompagnare.

Vi confido che il mio cuore batteva forte, ero viva e stavo vivendo.

Posso dirvi, inoltre, che la melodia e il testo racchiudono i discorsi di un pomeriggio. Uno splendido pomeriggio.

Racchiudono il senso della vita.

Racchiudono quel che per Matteo è felicità ovvero, la condivisione di amore.

Puoi cambiare camicia se ne hai voglia

E se hai fiducia puoi cambiare scarpe…

Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada

E cambiando strada puoi cambiare idee

E con le idee puoi cambiare il mondo…

Ma il mondo non cambia spesso

Allora la tua vera Rivoluzione sarà cambiare tè stesso.

Vivere la vita – Mannarino

Queste sono solo alcune parole, poche di tutte quelle che ora stanno nuotando verso il basso, alla ricerca di un fondale nascosto.

Erica, anzi Atmosferica.

Le gabbiane.

Nel corso del viaggio, mi capita molto spesso di pensare a determinate persone proiettandole su particolari sfondi. Nel momento in cui vedo un paesaggio, una foglia, un pappagallo o una strada infinita, penso a quella persona, solo a lei.

Ed è proprio guardando il mare, quel giorno e in quel momento, che quelle quattro gabbiane hanno spiccato il volo inseguendo la loro mamma.

Che siano quattro femmine e che quella sia la loro creatrice, è solo una mia idea. In quel volo mi sono rivista insieme alle mie sorelle, alle mie tre anime del cuore.

Voglio parlarvi di loro, non l’ho mai fatto e credo sia il momento giusto.

Un particolare momento per le tre donne della mia vita, insieme alla mia mamma.

Con un piccolo incipit voglio dirvi che i nostri nomi iniziano tutti con la lettera “E”. Una particolare caratteristica, per una speciale famiglia.

Mamma Eleonora e Papà Elio, nel 1988 diedero alla luce la loro prima bambina.

Elisa.

Lei è la mia sorella maggiore, uno scorpione. Nel tempo il nostro rapporto si è continuamente evoluto e modificato arrivando ad assumere oggi, un aspetto magico e quasi inspiegabile. Ricordo che quando eravamo piccole, era un continuo litigio per qualsiasi cosa. Io volevo a tutti i costi sentirmi la più potente nonostante fossi tre anni più piccola. Oggi invece, riconosco la sua grandezza e il suo ricco animo pieno di bontà. Lei ha la passione del trucco e il suo sogno sarebbe quello di diventare make-up artist. La vedo determinata e convinta nel perseguire il suo obiettivo, concentrata e piena di entusiasmo nel frequentare una prestigiosa Accademia. Ha una dote innata in grado di stravolgere un volto, illuminare due occhi o valorizzare un sorriso.

Tu le chiedi, e lei ti darà.

Elisa, la vedo già. Si diletterà con attori e artisti e presto, le porte del successo si spalancheranno a lei permettendole di raccogliere ogni frutto seminato.

Mamma Eleonora e Papà Elio, nel 1991 diedero alla luce la loro seconda bambina.

Erica.

Vi dico solo che porta il nome di un fiore e le piace scrivere, viaggiare ed emozionare.

Mamma Eleonora e Papà Elio, nel 1999 diedero alla luce la loro terza bambina.

Elena.

Un concentrato di energia e un frullato di proprietà sbalorditive. Con lei ho un rapporto meraviglioso. Ricordo ancora che quando era più piccola, imitava in tutto e per tutto i miei atteggiamenti e le mie movenze, il modo di vestire e di parlare. Molto presto e troppo in fretta, è diventata una signorina ed ora, sta a me realizzare che è diventata grande. La terza liceo per lei è una passeggiata, la pagella è ottima e non posso fare altro che dirle BRAVA AMORE! Mi rivedo in lei come forse lei si rivede in me. Ha i capelli castani come gli occhi ma vi giuro che la somiglianza è netta. Il modo di ridere e le smorfie da cartone animato sono uno spettacolo. Mi rivedo tanto.

Non posso rivedermi, però, nel suo grande talento. Lei balla. Il classico penso sia lo stile che preferisce, ma in ogni caso, dovreste vedere che meraviglia.

Elena, la vedo già. Si esibirà in eleganti spettacoli meritando interminabili applausi.

Mamma Eleonora e Papà Elio, nel 2000 diedero alla luce la loro quarta bambina.

Eliana.

Il suo nome è stato una ricerca. Una riflessione. L’ultima arrivata doveva rientrare nell’insieme “E” a tutti gli effetti ma le opzioni erano tante.

Emma? Ester? Elisabeth? Eliana?

Non avremmo potuto sceglierne uno migliore. Credo che il suo nome, rispecchi esattamente quello che è lei. Eliana è dolce, pacifica e delicata. Con lei ho un rapporto molto intimo. Nessuno può captare i nostri segnali, ci parliamo senza parlare e solo con un suo avvicinamento, mi chiede amore. Lei ha i capelli lunghissimi, direi chilometrici e due occhi abbaglianti. Un viso pulito, un sorriso felice e uno sguardo luminoso.

Eliana è la luce.

Vi starete chiedendo quale sia il suo talento. Beh, lei canta. Con la sua voce crea melodie armoniose e non le serve molto per imparare una canzone. Per fortuna posso conservare video e registrazioni che mi tengono compagnia ogni volta che la malinconia mi bussa alla porta. La ascolto e la sento vicina, è in grado di farmi emozionare anche da lontano.

Esatto, quando canta lei, pelle d’oca e per quel che mi riguarda, una lacrimuccia ogni tanto scende.

Eliana, la vedo già. Canterà al mondo intero il suo amore per la musica e il suo nome, risuonerà per le strade anche quando fuori piove.

Erica, anzi Atmosferica.

Come nuova!

Questa scoppiettante vita da campeggio, mi ha deliziato di un dilettante parrucchiere. Nicola, un ragazzo dal talento nascosto, di origine trentina, si è improvvisato hair-stylist per un pomeriggio e senza esitazione mi sono fidata.

Mi sono lanciata!

Matteo si è fatto dare una spuntatina, Mattia ha sfoltito abbondantemente la chioma e io ho lasciato fare all’artista senza dargli troppe indicazioni su come mettermi a nuovo.

Pettine e forbici, uno tirava e le altre tagliavano. Sentivo un movimento deciso e determinato ma non avevo paura. Ridevo.

Mi sono accomodata sulla sedia di plastica bianca posizionata in disparte. Nicola si sarebbe concentrato meglio. Un leggero venticello freddo non favoriva la buona riuscita ma ero comunque e, come sempre, ottimista. Ormai giocare con i capelli è per me un divertimento da quel settembre 2013 quando ho tagliato drasticamente con il passato modificando radicalmente il mio look.

Sì, portavo i capelli lunghi e lunghissimi.

Nicola non è un parrucchiere ma ho voluto affidarmi al suo talento. Dicevo che la sedia in plastica tra il fogliame mi ha invitata ad accomodarmi, Mattia di fronte a me faceva un po’ anche da specchio. Guardavo le sue espressioni per capire se stesse apprezzando o meno. Ormai capisco ogni singolo movimento dei suoi occhi, zigomi, fronte e smorfie con la bocca.

“Mattia?? Perché non ridi più??”

🙂

Nicola tagliava, rideva e tagliava. Io ero disinvolta e divertita avvolta da un telo mare a righe bianche e blu.

Nessuna mantellina professionale.

Mi sentivo sempre più leggera, la matassa di capelli ultimamente iniziava a pesare e volevo a tutti i costi eliminare quelle punte bruciate dal sole e dare una nuova energia al mio viso.

Ero curiosa.

Ve lo ricordate il programma del “Brutto Anatroccolo”?

Stessa cosa.

Appena concluso il lavoro, ho fatto una corsa, sono andata nel bagno a specchiarmi non vedendo l’ora di scoprirmi nuova.

Risultato mozzafiato!

Sono proprio come li volevo, taglio asimmetrico e il ciuffo è ribelle almeno quanto me. Ora sono io, particolare e un filo eccentrica.

Sorrisone e occhioni spalancati evidenziano la mia soddisfazione.

Con questa foto vi presento anche la felpona bianca acquistata a UN DOLLARO al negozietto vintage nell’unica via di Pemberton. È la mia divisa da lavoro e rimarrò affezionata a lei per il resto della vita. Qualche bollino giallo rimasto appiccicato qua e là da quel tocco in più. Quando la indosserò, Pemberton e i suoi Avocados mi torneranno alla mente e sul mio viso comparirà un sorriso.

Bravo Nicola e a domani, CIAO!

Erica, anzi Atmosferica.

Sinonimi e contrari.

Come sempre tutto parte da una foto.

AVOCADOS

RISO

SALMONE

Niente male direi. Ora che abbiamo la fortuna di avere SEI MILIARDI di avocado tra le mani ogni giorno, possiamo anche permetterci un risottino come si deve.

Come il papà mi ha insegnato, ogni piatto deve essere prima che buono, bello da vedere. Una palla di riso ben ordinata, salmone in posizione stellare e qualche lunetta di avocado a guarnire il tutto.

Mi sono dilettata nella cucina e per una volta mi sono pure divertita. Generalmente ci accontentiamo di pasti semplici, un piatto di pasta o una bistecca con una manciata di insalata. Mattia di solito è lo chef della situazione e non mi posso nemmeno lamentare. Quando facciamo la spesa ha sempre buone idee e non ci facciamo mancare niente! Dolci, frutta, verdura, carboidrati, pesce, carne e dolci.

Ah, scusate la ripetizione.

Oggi è domenica e noi lavoriamo. In questo periodo arriva molta frutta da imballare e noi abbiamo pensato bene di dimostrarci super disponibili anche per i giorni festivi.

Vi devo parlare ancora dell’ambiente di lavoro ma posso iniziare con l’argomento “COLLEGHI”.

Già mi compare un sorriso in viso.

Siamo un gruppo di dieci, dodici al massimo. Un ragazzo tedesco, un francese, io, Mattia, Tommaso e sei barra sette asiatici.

Scusate se generalizzo con la parola “asiatici” e scusate se non so il numero preciso. Al momento faccio fatica a capire da quale parte provengano e non riesco nemmeno a contarli con precisione senza averli sott’occhio. Sono molto simili tra loro e per noi europei, sapete meglio di me che è difficile identificare di primo acchito da quale stato provengano. Sono certa che non ci siano giapponesi ma per il resto devo ancora indagare.

Hanno un visto simile al nostro che gli permette di lavorare, studiare e viaggiare ma ho potuto constatare che vengono in Australia solo per guadagnare il più possibile per poi tornare nel loro Paese. Fanno fatica a parlare inglese e immagino che per loro sia molto difficile impararlo. I suoni sono totalmente diversi, un altro mondo per loro e non esiste parola che potrebbe ricordarne una familiare.

Noi siamo fortunati:

Cavallo – Horse

Freddo – Cold

Donna – Woman

AHAHAHA

🙂

Beh insomma, per noi è tutta una questione di sinonimi e contrari. Per loro deve essere un gran casino.

🙂

Lavorano come macchine ed è davvero impressionante vederli all’opera. Fanno il lavoro di tre persone nella metà del tempo e sono supervisori. Niente gli sfugge, sono attenti e precisi.

Quante volte mi sono ritrovata a chiedere aiuto. Il rullo continuava a sparare avocado a raffica, non riuscivo a stare al ritmo e come mi hanno detto di fare in caso di bisogno, ho urlato:

“CAN YOU HELP ME???”

Bastano trenta secondi e ogni problema è risolto. Uno di loro corre in soccorso, lasciando per un momento il proprio posto incustodito. Sono davvero micidiali, delle macchine da lavoro.

Sono riuscita a scambiare due parole con una collega. Ha detto che è in Australia da due anni e lavora in quell’azienda da più di un anno. Vedevo scorrere nei suoi occhi solo due parole, anzi tre:

LAVORO – LAVORO – LAVORO

Lavorare con loro sarà interessante, ho la curiosità di conoscere la loro cultura e di capire la loro filosofia di vita. Quando capirò qualcosa di più, sarete come sempre i primi a saperlo…

Ora corro, stanno per accendere i rulli!

Erica, anzi Atmosferica.

Fiume in piena.

Cari curiosoni, eccomi con gli aggiornamenti sul lavoro. Vi comunico che stiamo lavorando a pieno ritmo e quantità industriali di Avocados ci ricoprono fin sopra la testa ogni giorno.

Non avrei mai pensato di trovarmi a nuotare in una piscina di frutti verdi, Mattia nemmeno. Ne parlavamo oggi mentre cercavano di scambiare due chiacchiere sovrastate dal rumore dei rulli.

“Chi l’avrebbe mai detto! Io davanti a te, a smistare Avocados che scorrono come un fiume in piena sui rulli del Western Australia.”

Gli ho detto sogghignando.

🙂

In una frazione di secondo ho ripassato una decina di immagini che ritraggono la mia quotidianità degli ultimi tre mesi.

Quante realtà ho attraversato.

Casa Lecco, Lavoro Milano, Partenza, Casa Perth, Lavoro Perth, Viaggio, Vando, Lavoro Farm, AVOCADOS!

Proprio così amici. Frutti verdi, separati per grandezza, scorrono su tapis-roulant arrivando fino a noi a grande velocità.

Quello che dobbiamo fare è:

accogliere ognuno di loro tra le nostre mani e posizionarlo ordinatamente in un box.

La classica scatola di frutta che vedete su una qualsiasi bancarella.

Nulla di speciale.

Prima di considerare l’avocado DEGNO di far parte del settore PREMIUM, dobbiamo verificare con vista e tatto, che non sia ammaccato, rosso, giallo, macchiato o di un verde troppo chiaro. In quel caso, si scarta.

Quando il rullo li spara come proiettili, non è semplice starci dietro. Bisogna rispettare i ritmi della macchina, vietato fermarsi.

Se rallenti, verrai sommerso.

Se vai veloce…

Niente, non succede niente.

🙂

Dieci ore davanti al rullo, sono abbastanza alienanti.

Stessa visuale, stessa posizione e tanti, tantissimi, milioni, miliardi di Avocados.


Un vero sballo! Un lavoro vario e dinamico, a contatto con la gente e per nulla noioso!


Noi però siamo forti, energici e giovani. Siamo assunti regolarmente, ogni mercoledì arriverà il bonifico che ripagherà tutta la fatica, lavoreremo sei giorni su sette questa settimana e siamo solo all’inizio! La paga è buona, l’ambiente molto amichevole e finalmente stiamo lavorando in quelle tanto rinomate Farm d’Australia.

Che soddisfazione.

Ho altri aneddoti sul lavoro, sulle nostre giornate e sui nostri colleghi. Oggi finiremo di lavorare nel primo pomeriggio, quindi finalmente potrò prendermi il mio tempo per scrivervi.

Da Avonova è tutto, ci sentiamo domani.

Erica, anzi Atmosferica.

Avocando.

Dovrò abituarmi da oggi a cambiare le mie abitudini modificando anche le vostre. Iniziando a lavorare la mattina presto, non potrò più avere il mio appuntamento fisso con voi verso le 11 del mattino (ora australiana). Generalmente mi chiudevo nel mio angolo di pace per scrivervi ma ora, dovremo cambiare i nostri rituali cari amici.

Ma è bello anche così no?

Tanti di voi mi dicono che “mi leggono” al risveglio, di prima mattina. Questo è sempre stato per me un grande onore, potervi regalare un racconto o un’emozione appena suona la sveglia, è una vera figata. Solo il pensiero mi carica come un missile.

Probabilmente potrei diventare la vostra buonanotte invece che il buongiorno. Come vi sembra l’idea?

Gli orari di lavoro saranno condizionanti ma a noi, non interessa! Ci sentiremo comunque.

Andando con ordine…

Ieri è stata una giornata che non basterebbero dieci giornate normali per raccontarla. Troppo intensa, troppo lunga, troppo, troppo di tutto.

Voi siete rimasti che stamattina dovremmo andare a fare una prova di lavoro in un vigneto (winery).

Bene.

Non è più così!

Andiamo a impacchettare avocado.

Un amico francese del gruppo, una volta tornato dal lavoro, ha subito chiesto a me e Mattia se stessimo cercando un’occupazione. Siamo gli ultimi arrivati e giustamente, sapendo che il suo responsabile stava cercando personale, ha interrogato noi appena arrivato in campeggio.

“Il mio capo sta cercando due persone che inizino già domani. Sareste interessati?”

“Cosa?”

“No aspetta.”

“Con ordine.”

“Calma e sangue freddo.”

Io e Mattia siamo balzati sull’attenti, quella domanda ha trasformato per l’ennesima volta i nostri stati d’animo. È impressionante come qui possano cambiare le carte in tavola nel giro di pochi minuti e ti puoi ritrovare a prendere una decisione che cambierà il corso delle cose. Inevitabilmente.

No uva.

Sì avocado.

No picking (raccolta).

Sì packing (imballaggio).

Fino a un minuto prima, il programma era quello di andare in vigna a fare una “prova di lavoro” non pagata.

La situazione ora si era ribaltata. Philip sarebbe venuto a prenderci alle ore 8.00 e ci avrebbe mostrato la strada per raggiungere la Farm. Il lavoro sembra già sicuro senza prove del caso e la paga buona a giudicare da quel che dice il nostro amico Damien.

Lui lavora per lo stesso farmer da due mesi, è assunto in regola, non ha mai avuto problemi e complicazioni. Si trova bene con il suo responsabile tanto da avere un rapporto tranquillo di fiducia.

“Forse è meglio accettare questo lavoro.”

Abbiamo accettato.

Stamattina alle 8.00 ci troveremo con Phil il quale ci farà strada. Sono gasata ed emozionata, tanto da essermi svegliata prima per scrivere. Vi spiegherò bene quali saranno le nostre mansioni e mi divertirò un mondo nel raccontarvi altri aneddoti.

Sono felice di iniziare a lavorare. Ho bisogno di incanalare l’energia in un’attività proficua. I ragazzi qui, lavorano tutti e li ho appena sentiti andare via in macchina.

Chi raccoglie avocado, chi lamponi e chi mele.

Sveglia alle 5, partenza alle 5.30!

Non si scherza.

Un’altra grande notizia è che tra noi ci sono anche due ragazzi inglesi. Provengono entrambi dall’Isle of Man (Isola dell’Uomo), situata tra Irlanda e Regno Unito.

È stato carino scambiare due chiacchiere con loro, ed è divertente lasciare l’inglese libero di esprimersi. Parlavo e mi lanciavo come quando un piccolo bimbo sta imparando a camminare e pretende subito di correre. Mi piace anche come loro ironizzino sulla pronuncia di noi italiani, dovendo ammettere però, che non è niente male!

Bene amici, ora devo prepararmi per ANDARE AL LAVORO!

Sono emozionata come per il primo giorno di scuola elementare.

Calma e sangue freddo.

Erica, anzi Atmosferica.


→ In foto il mare di Busselton. A 50 chilometri sopra le nostre teste. Quando l’ho visto, da quella prospettiva, quelle canoe gialle e blu che si rilassavano sulla riva creavano un quadro perfetto.

Al parco giochi.

Sono le 10.51 e se la giornata finisse ora, andrei a letto felice. La sveglia alle 5.30 suonava insistente, chiedendoci di aprire gli occhi e metterci alla ricerca.

Le Farm aprono i lavori alle 6 della mattina ed è stata la nostra strategia quella di svegliarci con i lavoratori e presentarci a inizio giornata.

Ci sono vari pareri per quanto riguarda la ricerca del lavoro in Farm. C’è chi dice che sia giusto presentarsi la mattina presto per sottolineare motivazione ed entusiasmo, c’è chi sostiene che per avere attenzione sia meglio bussare alla porta delle aziende dopo pranzo. Noi abbiamo optato per la prima filosofia.

Oggi in Australia si celebra l’Australia Day, la festività in corso ci ha fatto trovare molti cancelli chiusi lungo la strada ma l’unica azienda che abbiamo trovato aperta è stata la nostra fortuna, almeno oggi.

Tre ragazzi facevano colazione con un cappuccino, un avocado sulla scrivania ha portato la mia logica a pensare che lì coltivassero quel frutto, le piantagioni erano nascoste dietro al tendone bianco.

Con aria simpatica, ci hanno detto che non avevano lavoro da offrirci ma il biondo, si è fatto avanti suggerendomi di chiamare un suo amico, Justin.

“Lui credo stia cercando personale per la raccolta dell’uva. Ecco il numero… E buona fortuna!”

Vista la poca speranza di parlare con qualcuno, abbiamo subito chiamato Justin.

Vai Caro Justin, facci sognare!

Vando al lato della strada, Mattia si è allontanato per concentrarsi e dalla sua esclamazione di fine telefonata, sembrava che fosse stata positiva.

Dopo un’ora, il cielo nuvoloso si è aperto e l’ottimismo ha avuto la meglio. Un messaggio di Justin diceva che domani dovremo presentarci alle 6 di mattina in vigna, con una prova di un giorno testeranno se siamo bravi lavoratori e se andrà bene, avremo un lavoro.

E ANDIAAAAAMO!

Per quanto riguarda la permanenza a Pemberton, si sta rivelando molto divertente. Una compagnia cospicua di italiani provenienti da ogni parte dello stivale, ci ha accolto con grande entusiasmo.

Sì lo so, starete pensando che un gruppo di italiani era l’ultima cosa di cui avevamo bisogno.

E invece no.

Parlando per me, avevo la necessità di ritrovarmi a ridere in compagnia e a sentirmi parte di un caloroso gruppo. Siamo tutti qui, sembra un reality show in cui il nulla costringe a dialogare, conoscersi moltissimo in pochissime ore. La LITTLE ITALY mi sta facendo tornare bambina, mi ritrovo a parlare di viaggi e strane esperienze seduta su un’altalena rendendomi conto di quanto sia bella la semplicità di dondolare con il vento tra i capelli. Rido come una matta alle battute di Matteo e Tommaso, i due simpaticoni del gruppo. La dolcezza di Stefania mi ricorda la mia amica Alice anche nella conformazione del viso e del nasino a patatina, la semplicità di un parco giochi con la sabbia bianca, ci riunisce tutti per lunghe ore senza bisogno di niente.

Discorsi sul senso della vita e sul motivo delle nostre partenze mi appassionano, il gioco delle carte mi rende spensierata e forse avevo proprio bisogno di questo. Sì.

Anche dagli italiani ho molto da imparare, ognuno ha la propria cultura e la propria storia e ascoltare il vissuto delle persone qui, mi emoziona. Prima di scrivere e di raccontarmi mi piace ascoltare.

Buona giornata cari amici, un saluto dall’unico parco giochi di Pemberton.

Erica, anzi Atmosferica.